Banche e ricapitalizzazioni: i negoziati europei a un bivio

Pubblicato il 11 Luglio 2016 alle 14:29 Autore: Riccardo Piazza
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Banche e ricapitalizzazioni: i negoziati europei a un bivio

Nelle principali sedi comunitarie di Bruxelles si è giunti a un bivio determinante riguardo la situazione attuale delle banche europee. Non è più lecito perdere tempo. Gli Stati membri chiedono a gran voce una protezione collettiva, immediatamente attuabile, in vista degli stress test previsti per la fine del mese ad opera dell’Agenzia bancaria europea (Eba). Il fronte dei negoziati è però diviso e composito: alcuni Paesi dell’area nordica non sembrano disposti a concedere ulteriori deroghe alla normativa Brrd, il Bail-in, per le risoluzioni pilotate delle casse di risparmio. Il caso del Monte dei Paschi di Siena e delle sofferenze bancarie italiane catalizzerà di certo l’attenzione nell’arco dell’odierno consesso europeo, nonché all’Ecofin di domani. Tuttavia il virus dell’instabilità sistemica non riguarda soltanto i crediti deteriorati nostrani. I derivati ed i titoli finanziari di mercato di alcuni colossi del credito tedesco, rischiano infatti di implodere a causa della recente svalutazione dell’intero comparto in Borsa. Parliamo di Deutsche Bank.

Banche italiane e tedesche: confronto nel confronto

All’interno delle trattative tra Stati ed Unione europea, riguardo la salute del comparto bancario dell’Eurozona, sembra snodarsi oggi, proprio come in un immaginario prolungamento temporale di quel quarto di finale in terra di Francia, la tenzone tra Italia e Germania. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e quello tedesco delle finanze Wolfgang Schäuble, si sono confrontati circa un possibile intervento statale diretto di Roma per l’eventuale salvataggio in favore delle banche nel complesso, e di Mps in particolare.

Fonti istituzionali europee raccontano di un incontro disteso e promettente. L’obiettivo principale del presidente del Consiglio Renzi è quello di “proteggere i risparmiatori” dalle eventuali ristrutturazioni forzate interne del terzo istituto sistemico più importante d’Italia, nonché della banca che vanta una tradizione simbiotica con le imprese e con il territorio dal 1472.

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I principali oggetti del contendere restano ancora i protocolli di applicazione del Bail-in ai salvataggi interni degli istituti di credito e le ricapitalizzazioni d’emergenza. Ad oggi la procedura Brrd, ovvero la direttiva che ha istituzionalizzato la responsabilità interna degli azionisti, degli obbligazionisti nonché dei correntisti detentori di somme superiori ai 100.000 euro, all’articolo 32.4, consente il foraggiamento statale di capitale per tutte quelle banche che manifestino situazioni patrimoniali indiscutibilmente incompatibili con la stabilità del mercato. Tuttavia, la clausola permette tale deroga soltanto in accompagnamento al “sacrificio” delle liquidità interne dell’istituto. Meta dello Stato italiano è la sospensione dell’applicazione della procedura condivisa, in favore di un complessivo intervento esterno generalizzato. Tale scenario è nella direttiva previsto soltanto “qualora la condivisione degli oneri generi esiti sproporzionati o minacci la stabilità dell’istituto”.

La Deutsche Bank e il piano da 150 miliardi

Non vi è dubbio: un eventuale cedimento del fronte di area tedesca, dell’Eurogruppo e della Commissione, alle richieste di Roma, si tramuterebbe fatalmente in un indebolimento per la leadership di Angela Merkel, a poco più di un anno dalle elezioni politiche e con una destra estrema, Alternative für Deutschland, in agguato.

Eppure le preoccupazioni all’orizzonte non riguardano soltanto gli istituti del Bel Paese. Molte casse di risparmio tedesche regionali, ad esempio Bremer Landesbank, così come un titano della finanza e dell’investimento, Deutsche Bank, rischiano di implodere per l’eccessiva svalutazione borsistica dei titoli derivati posseduti. Se il problema italiano è strettamente connesso ai crediti deteriorati (Npl), dunque ai prestiti fatti alla clientela, quello tedesco è invece legato agli asset finanziari investiti. Commercio e investimento: politiche di gestione diverse che potrebbero aver bisogno della medesima cura ricostituente. Aiuti di Stato.

Il capo economista del colosso bancario tedesco, David Folkerts-Landau, in un’intervista a Die Welt, ritiene possibile la creazione di un Fondo unico europeo da 150 miliardi per le ricapitalizzazioni delle banche in crisi di liquidità: “Denaro fresco, pubblico e in deroga alle norme europee. L’Europa è gravemente malata e attenersi strettamente al rispetto delle regole causerebbe un danno maggiore di quello che vorrebbero contribuire a rimediare”.

Riccardo Piazza

L'autore: Riccardo Piazza

Nasce a Palermo nel 1987 e si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione presso l’Università del capoluogo siciliano nel 2010. Prosegue i suoi studi specialistici in Scienze filosofiche all’Università di Milano dove consegue il Diploma di laurea Magistrale nel 2013. Scrive per alcune riviste telematiche di letteratura e collabora, quale giornalista, per diverse testate d’informazione occupandosi di cronaca parlamentare, costume e società. Si dedica attivamente allo studio dell'economia e del pensiero politico contemporaneo ed è docente di storia e filosofia. Gestisce un blog: http://www.lindividuo.wordpress.com Su twitter è @Riccardo_Piazza
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