pubblicato: giovedì, 15 Settembre, 2016

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Ecco perchè la decisione sull’Italicum potrebbe slittare

italicum corte costituzionale

La discussione sull’Italicum si avvicina ma la decisione finale sulla legge elettorale potrebbe slittare a dopo il referendum costituzionale. A rivelarlo è il Corriere della Sera che spiega i motivi di un eventuale slittamento.

C’è infatti una prassi, non scritta ma mai violata fra i «giudici delle leggi», secondo cui se qualcuno chiede di sospendere il lavoro perché non ritiene di avere tutti gli elementi necessari a maturare un orientamento, gli altri si adeguano. Tuttora ci sono cause già affrontate in udienza ma non definite, per questo motivo. Alla Corte siedono quindici persone che hanno idee differenti ma si rispettano le opinioni altrui, le indecisioni, i supplementi di riflessione; un fair play utile a mantenere buoni rapporti personali e conservare intatto il prestigio dell’istituzione. E di fronte al giudizio sull’Italicum, dalle evidenti ricadute politiche e proprio per questo divenuto materia di auspici e previsioni contrapposte, ce n’è qualcuno che ritiene utile aspettare la consultazione popolare. Diversi quotidiani hanno scritto che Giuliano Amato sarebbe favorevole a un rinvio, ma pure altri giudici si stanno convincendo che sarebbe una saggia soluzione. E, come detto, non serve che raggiungano la maggioranza. Basta che due o più si facciano avanti e, a meno di clamorosi e improbabili strappi, lo slittamento della decisione sarebbe cosa fatta.

Italicum, i perchè di uno slittamento

I motivi di un eventuale slittamento sarebbero due. Uno di carattere tecnico-giuridico: uno dei punti contestati riguarda infatti l’incompatibilità tra l’Italicum che elegge i deputati e il cosiddetto Consultellum che sceglie i senatori. Ma se dovessero vincere i Sì alla consultazione referendaria questo punto non avrebbe più senso visto che il nuovo sistema è pensato solo per la Camera.

L’altro motivo è politico: un Sì all’Italicum prima della consultazione diverrebbe una vittoria per il premier Matteo Renzi e potrebbe rappresentare uno spot a favore della riforma costituzionale. Una parziale bocciatura invece complicherebbe i piani di Palazzo Chigi e potrebbe essere sfruttata dagli avversari del capo del governo in ottica referendaria.

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