pubblicato lunedì, 3 Ottobre 2016

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La mappa della frequenza scolastica in Europa, i progressi nei decenni

frequenza scolastica, mappa d'Europa

La mappa della frequenza scolastica in Europa, i progressi nei decenni


A scuola, soprattutto alla elementari, ci vanno tutti, si sa. Ormai per noi appare scontato.

Ma non lo era un tempo, quando i banchi di scuola erano privilegio dei ricchi, e ci volle quasi sempre l’intervento statale per rendere possibili, e, anzi, rendere obbligatoria la frequenza di quella che divenne la scuola dell’obbligo.

Ourworldindata.org mostra bene in una mappa dinamica cosa è cambiato dal 1820 ad oggi. Un mutamento impressionate

La frequenza scolastica (per le elementari), dal 15,3% del 1820 al 100% attuale.

Si parte nel 1820, quando solo il 15,3% dei bambini andava a scuola in Italia, il 13,3% nel Regno Unito, il 16,6% in Francia, il 21% in Germania.

Gli unici Paesi in cui si superava il 50% erano la Svezia con l’80%, la Svizzera e i Paesi Bassi con poco più del 60%, la Danimarca con l’85%.

Si assistette poi a un progresso che fu lento in Germania e Italia con ancora solo il 49% dei bimbi tra i banchi nel 1870, ma veloce in Francia, con il 100% raggiunto in quello stesso anno.

In Russia del resto erano solo il 9,8%.

Nel 1890 si toccava il 64% nel nostro Paese, l’80% alla vigilia della Prima guerra mondiale, mentre in Germania si era giunti al 92% e nel Regno Unito al 100%.

La nostra arretratezza faceva il paio con quella spagnola, meno del 45%, una cifra simile a quella russa.

Si raggiunse il 100% solo negli anni ’30, come  in URSS, che fu il Paese che fece in quei decenni i progressi più veloci.

Nel Dopoguerra si chiusero le ultime sacche di analfabetismo, che rimasero qu e là, magari dovute all’educazione extra-scolastica in alcuni Paesi.

Oggi il divario maggiore è con i Paesi vicini del Medio Oriente e del Nordafrica, più che tr ai Paesi europei, e piuttosto si parla di differenza di competenze tra Paesi con alto numero di laureati, e quelli che ne hanno pochi, ma questa è un’altra storia.

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