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pubblicato: martedì, 11 ottobre, 2016

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Polonia: il divieto di aborto tra proposta e protesta

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Polonia: il divieto di aborto tra proposta e protesta

Dopo la protesta scoppiata in Polonia il 3 Ottobre (“Lunedì nero”) e diffusasi in tutta Europa , la Commissione giustizia e diritti umani della camera bassa del Parlamento polacco ha bocciato il controverso disegno di legge che avrebbe previsto il divieto di aborto senza eccezioni. La proposta, di iniziativa popolare, era stata supportata anche dalla Conferenza Episcopale Polacca.

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Polonia: il divieto di aborto tra proposta e protesta

Dal 1993 in Polonia è in vigore una legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza solamente in alcuni casi: rischio per la salute della madre, di gravidanza a seguito di incesto o stupro e di gravi malformazioni del feto. Dopo ormai 23 anni questo tipo di regolamentazione è stata fatta oggetto della campagna “Stop Abortion” indetta dall’associazione cattolica Fundaja Pro. L’intento della campagna era quello di vietare l’aborto in qualunque circostanza ad eccezione dei casi in cui una eventuale gravidanza risulti rischiosa per le condizioni di salute della donna. Appariva scontato l’appoggio della Conferenza Episcopale e dalla maggioranza del PiS, partito della destra conservatrice polacca, al governo da ormai un anno. Il 23 Settembre la Camera dei deputati polacca ( Sejm) ha approvato il progetto di legge grazie ai voti della maggioranza. La reazione del principale partito di sinistra in Polonia, Partia Razem, non si è fatta attendere. Attraverso i social network sono state invitate tutte le donne a protestare.

Il 3 ottobre è stato un giorno molto importante per i diritti delle donne polacche: è stata organizzata una protesta che è riuscita a raccogliere non solo attivisti di sinistra e gruppi di femministe ma anche cattolici e conservatori e che quindi ha acquistato sin da subito un carattere trasversale. Il motivo unificatore della protesta è quello di salvaguardare quel minimo di libertà che la legge polacca concede alla donna. Il tema della protesta è il “nero”, colore che simboleggia la morte dei diritti fondamentali nonché la piaga a cui andrebbe incontro la Polonia in caso di approvazione della proposta di legge, ovvero la diffusione degli aborti clandestini (tra i 100 e i 200mila secondo le femministe polacche).

Al principio della protesta, la diffusione da parte dell’attrice Krystyna Janda di una storia che riguardava l’iniziativa presa dalle donne islandesi nel 1975 che manifestarono contro la discriminazione salariale. I fan dell’attrice, hanno organizzato un evento che ricordava quei fatti, centinaia di migliaia di donne hanno aderito. La notizia si è diffusa subito in tutto il mondo portando migliaia di donne europee a fraternizzare con la protesta polacca.

A soli due giorni dall’incalzare dello sciopero, si sono manifestati i primi risultati. Il 5 Ottobre la Commissione giustizia e diritti umani della camera bassa del Parlamento Polacco ha respinto il disegno di legge che avrebbe vietato qualunque forma di aborto nel paese e quindi stabilito pesanti conseguenze penali e per le donne e per i medici. Un importante risultato per tutti i manifestanti che vestiti di nero hanno diffuso la protesta fino al Parlamento Europeo di Bruxelles.

Michele Mastrulli

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