5 cose da sapere sulla battaglia di Mosul

Pubblicato il 17 Ottobre 2016 alle 15:38 Autore: Guglielmo Sano
mosul isis

5 cose da sapere sulla battaglia di Mosul

Nella notte è partita la campagna militare per liberare la città di Mosul, insieme alla siriana Raqqa, è una delle due “capitali” dello Stato Islamico, ad annunciarlo lo stesso primo ministro iracheno Haider al-Abadi in un video messaggio trasmesso dalla tv di stato. Le operazioni delle truppe di terra coordinate da Baghdad verranno sostenute dai raid della coalizione a guida Usa. Il segretario alla difesa statunitense Ash Carter ha commentato: “è un momento decisivo per sconfiggere l’Isis in modo duraturo”.

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Grafica del Guardian

5 cose da sapere sulla battaglia di Mosul

1) Operazione su larga scala

Tutto lascia presupporre che l’offensiva in corso possa essere la più grande vista mai in Iraq dall’attacco per rovesciare Saddam Hussein risalente al 2003. Di certo, è l’operazione più ampia da quando le truppe americane hanno lasciato il paese nel 2011. Secondo le fonti più accreditate, verranno schierate circa 80mila truppe , tra soldati dell’esercito iracheno, miliziani sciiti, curdi peshmerga e combattenti di tribù sunnite, che dovranno vedersela con 4-8mila combattenti dell’Isis.

2) L’importanza di un simbolo

Mosul, con il suo milione e mezzo di abitanti (mezzo milione di bambini), è la più grande città dello Stato Islamico, d’altra parte, il suo valore non è esclusivamente strategico ma anche e soprattutto simbolico. Proprio dalla sua Grande Moschea, nel giugno 2014, Abu Bakr al-Baghdadi proclamò la nascita del Califfato. Tuttavia, almeno secondo quanto riportato da diverse fonti, anche qui l’Isis sta cominciando a sgretolarsi: la scorsa settimana, 58 persone sono state massacrate perché sospettate di aver organizzato una rivolta. Oggi, stando a quanto riferisce il Washington Post, ci sarebbero state delle azioni di sabotaggio organizzate da una non meglio specificata “opposizione interna”. Detto ciò, pare che gli jihadisti abbiano cominciato a incendiare i giacimenti petroliferi intorno alla città in previsione dell’attacco, inoltre, è certo che in questi mesi siano state rinforzate le difese della città (muri, trappole esplosive, tunnel sotterranei etc…).

3) Trincea o blitzkrieg?

Migliaia di volantini sono stati lanciati sulla città nella giornata di ieri per avvertire i residenti dell’imminente attacco: “rimanete a casa e non credete alle voci messe in giro dal Daesh” pare fosse scritto in un passaggio. D’altra parte, gli jihadisti stanno impedendo a chiunque di lasciare la città, a meno che non si sia disposti a pagare fino a 1000$ per “ungere le ruote”. Secondo quanto è dato sapere dalle indiscrezioni riportate sui media internazionali, per il comando Usa servirà al massimo qualche settimana per riconquistare la città, invece, secondo Abadi l’operazione potrebbe durare fino alla fine anno.

4) Un milione di sfollati

Secondo la Croce Rossa, la campagna di Mosul potrebbe provocare la fuga in massa di un milione di persone, che si andrebbero a sommare ai 3 milioni di sfollati interni causati dagli ultimi anni di guerra sul territorio iracheno. L’organizzazione internazionale ha detto di essere attualmente attrezzata per aiutare 300mila profughi, non di più.

5) “Non sarà un bagno di sangue confessionale”

La popolazione di Mosul è prevalentemente sunnita, per questo Abadi ha rassicurato la comunità internazionale: la riconquista non si trasformerà “in un bagno di sangue confessionale” ha detto il primo ministro iracheno precisando che l’accesso alla città verrà concesso solo alla polizia e all’esercito iracheno e a nessun altro, riferendosi alle milizie sciite che in Iraq si sono macchiate di gravi violazioni dei diritti umani.

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Grafica del Washington Post

L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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