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pubblicato: lunedì, 17 ottobre, 2016

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Rapporto Caritas: quando giovane significa povero

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Rapporto Caritas: quando giovane significa povero

Una situazione non proprio idilliaca quella fotografata da Vasi comunicanti, l’ultimo Rapporto della Caritas che analizza lo status della povertà in Italia. In base al quale i “nuovi poveri” sono giovani, italiani, in maggioranza residenti al Sud – anche se il fenomeno è in aumento in tutta Italia.

Rapporto Caritas: quando giovane significa povero

Lo studio della Caritas sottolinea come la povertà sia un fenomeno oramai diffuso nel nostro Paese. Sopratutto al Sud, dove un individuo su dieci vessa in condizioni di indigenza. Una sproporzione, se teniamo conto che al Mezzogiorno vive il 34,4% della popolazione italiana e si concentra il 45,3% dei poveri. I centri d’ascolto della Caritas hanno inoltre messo in luce che nel meridione la maggioranza delle persone che chiedono aiuto non sono stranieri, bensì italiani (66%). Una tendenza che, sottolinea l’organizzazione umanitaria, è comunque in aumento anche nelle regioni del Nord e del Centro, anche se per ora, la maggior parte delle persone ascoltate continuano ad essere stranieri: il loro peso, a livello nazionale, continua a essere maggioritario (57,2%).

Sono sopratutto profughi e richiedenti asilo le persone che si sono rivolte ai centri Caritas nello scorso anno – circa 7700 – sopratutto uomini (92%) di un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti dagli stati africani e dell’Asia centro meridionale.

Il testo evidenza anche che il fenomeno povertà nel Belpaese ha acquisito alcune peculiarità che lo fanno discostare da quel “modello italiano” che vedeva in cima alla classifica dei più poveri anziani e famiglie numerose. Anzi, vi è un punto di . I più penalizzati sono proprio i minori, sui quali la povertà incide di oltre i 10%, mentre per gli over 65 è di poco inferiore al 4%. Il disagio sale anche per i nuclei familiari in cui il capofamiglia sta cercando un’occupazione – incidenza passata dal 7% del 2007 a quasi il 20% del 2015 – e per i cosiddetti working poor, precari o autonomi che lavorano a bassa remunerazione. La situazione è estremamente preoccupante per le famiglie degli operai, che hanno visto un aumento dell’indigenza, negli ultimi 9 anni, di 10 punti.

Anche dal punto di vista del sesso il Rapporto segna una vistosa controtendenza: la povertà colpisce nello stesso modo uomini e donne (49,9% contro 5,1%). Nei decenni passati si segnalava una prevalenza del genere femminile.

L’età media di coloro che invece si sono rivolti ai centri è di circa 44 anni. Tra i beneficiari prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale.

Già lo scorso luglio l’Istat aveva segnalato che il fenomeno povertà è in costante aumento nel nostro paese a causa della crisi: secondo l’Istituto di statistica le persone che vivono in povertà assoluta in Italia sono 4,5 milioni, il 7,6% della popolazione residente. Il dato peggiore dal 2005.

Giacomo Pellini

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