Contraffazione: anche chi compra diventa un criminale

Pubblicato il 25 Ottobre 2016 alle 11:26 Autore: Niccolò Inches
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Contraffazione: anche chi compra diventa un criminale

Roma – “Anche chi compra diventa un criminale”. L’imprenditore ed ex deputato del Popolo della Libertà Santo Versace (presidente della fondazione Altagamma) ha introdotto con un duro monito la proiezione del docu-film “La Fabbrica Fantasma“, diretto da Mimmo Calopresti e ideato  dal responsabile dell’associazione “A Mano Disarmata” Paolo Butturini, oggetto del convegno organizzato dalla Commissione d’Inchiesta Anticontraffazione della Camera dei Deputati lo scorso giovedì 20 ottobre.

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Contraffazione: anche chi compra diventa un criminale

Gran cerimoniere dell’evento è stato il deputato del gruppo “Civici e Innovatori” Mario Catania, dal 2014 al vertice della Commissione: “La contraffazione è un fenomeno insidioso ma sottovalutato nel nostro Paese”, ha affermato Catania, “Se negli anni ’80 riguardava essenzialmente il settore della moda, del tessile e dell’audiovisivo, con le filiere che nascevano e si esaurivano sul territorio, oggi il fenomeno ha assunto una dimensione globale, in cui tutto viene ormai contraffatto (…) La Camorra non è più il pivot di questo mercato ma è la criminalità organizzata cinese ad essere presente persino alla fase finale di vendita dei prodotti (…) Con Internet tutto ciò viaggia sulle piattaforme di e-commerce, è veicolato dai social e dai motori di ricerca”. Nel 2015, la Commissione ha approvato 5 relazioni in merito alla contraffazione nel tessile (con particolare riferimento al distretto produttivo di Prato), nel calzaturiero, nel commercio d’olio d’oliva e mozzarella di bufala, elaborando altresì delle proposte per rendere più efficace l’impianto sanzionatorio penale.

Santo Versace, presente alla conferenza insieme al vicepresidente PD del Senato Valeria Fedeli e al Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi, ha quindi evocato il tema dello sfruttamento della manodopera proveniente dai paesi poveri: “Il fenomeno della contraffazione è alla radice dell’illegalità diffusa nelle nostre città, implica evasione fiscale e lavoro nero (…) Comprare un prodotto contraffatto significa alimentare tutto questo. Se si vogliono aiutare davvero gli immigrati, occorre dare loro una licenza di ambulanti per consentirgli l’importazione dei prodotti artigianali dai loro paesi”.

Il convegno faceva riferimento, tra gli altri, al rapporto OCSE-EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) “Commercio di merci contraffatte e di merci usurpative” del maggio 2016, un’analisi sull’impatto della contraffazione sull’economia e sulla sua preoccupante crescita negli ultimi anni. Nello specifico, la “globalizzazione della pirateria” comporta attualmente un volume d’affari di 461 miliardi di dollari (338 miliardi di euro), coprendo il 2,5% degli scambi commerciali a livello mondiale. Nella sola Unione Europea il commercio di prodotti contraffatti rappresenta il 5% delle importazioni, corrispondente a 116 miliardi di dollari (85 miliardi di euro). Sempre secondo l’EUIPO, i mancati introiti per le casse dello Stato  – in termini di tasse e contributi – corrispondono a 12,6 miliardi di euro, equivalenti a circa 455 mila posti di lavoro persi nei settori abbigliamento, cosmetica, giocattoli, gioielleria e calzature. Nel 2008, la contraffazione copriva “solo” l’1,9% del commercio mondiale, per un giro d’affari di 200 miliardi di dollari.

L'autore: Niccolò Inches

Laureato in Scienze Politiche, ho frequentato il Master in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali presso la S.I.O.I di Roma. Scrivo per Termometro Politico da Parigi, con un occhio (e anche l'altro) sulla politica dei cugini d'Oltralpe. Su Twitter sono @niccolink
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