25/11/2016

Turchia Ue: nuova rottura dopo 30 anni di negoziati

autore: Mediterranean Affairs
turchia

Il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea è una storia molto lunga fatta di battute d’arresto e riaperture da parte di entrambe le parti. La coltivazione di questa aspirazione turca di aderire all’Unione Europea risale a un contesto politico interno ed esterno che è radicalmente mutato soprattutto dopo la vittoria del AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, in turco: Adalet ve Kalkınma Partisi) nelle elezioni del 2004.

Turchia Ue: nuova rottura dopo 30 anni di negoziati

Infatti, precedentemente all’ascesa politica di Erdogan sul palcoscenico nazionale, l’adesione all’UE era quasi percepita dalle élites politiche turche laiche (in molti casi laiciste) e repubblicane del CHP (Partito Popolare Repubblicano, in turco: Cumhuriyet Halk Partisi) come lo sbocco naturale della politica estera e del futuro della Turchia. Lo sforzo di de-islamizzare la Turchia e di costruirla su un modello sociale, politico ed economico ispirato da quelli occidentali, nel 1987, anno della richiesta formale di adesione, lasciava prevedere con una chiarezza quasi cristallina quale fosse il futuro della repubblica di Turchia.

Un destino inevitabile?

Con l’AKP al potere e con la nuova politica estera turca che si sviluppava in un contesto internazionale e regionale completamente mutato, la questione dell’adesione alle istituzioni europee (ripresa nel 2005) è stata più uno strumento politico che una vera e propria aspirazione di Ankara. Difatti, i buoni rapporti con l’Unione Europea hanno sempre avuto un andamento inversamente proporzionale ai buoni rapporti della Turchia sia con la Russia che con Israele. Dal giugno 2016, questa Turchia, che si potrebbe definire post-kemalista e post-Davutoglu, sta cercando di riallacciare i rapporti con Israele e Russia sia per ridare una maggiore coerenza alla politica estera, che come “leva politica” persuasiva verso l’Unione Europea che aveva già ricevuto l’ennesimo ultimatum dal presidente turco in sede di discussione dei noti accordi sui migranti nel marzo 2016.

Da Bruxelles a Shangai

L’ultimatum sarebbe scaduto a dicembre di quest’anno[1]. Contestualmente, le continue chiusure di alcuni stati europei – che dietro lo spauracchio della “questione armena” nascondono ben altri interessi economici e politici, hanno spinto sempre più di frequente Erdogan a minacciare l’adesione alla Cooperazione di Shanghai come alternativa possibile a quella all’Unione Europea. Possibilità paventata dal presidente turco la prima volta nel 2013[2] e l’ultima volta qualche giorno fa[3]. La Shanghai Cooperation Organisation (SCO) non ha mai chiuso le porte di una adesione della Turchia, neanche in occasione dell’abbattimento del caccia russo SU-24 del 24 novembre 2015. Questo perché la SCO ha ben compreso l’importanza strategica di Ankara per quel che riguarda sia tutto il quadrante mediorientale che il passaggio delle Nuove Vie della Seta euroasiatiche.

La strategia dell’eterno negoziato

L’Unione Europea, dal canto suo, lamenta il comportamento ricattatorio turco non capendo, però, che molte delle responsabilità di questo atteggiamento provengono proprio dal di dentro dell’UE. Gli stati e le istituzioni europee, oggi, dovrebbero darsi una linea definitiva e unitaria al processo di adesione turco tenendo ben presente che la Turchia rappresenta grosse opportunità soprattutto a livello economico e che non è più possibile immaginare una Turchia asservita agli interessi europei o una Turchia in piena linea con i cosiddetti “criteri di condizionalità interna” considerato lo stato di emergenza che il Paese sta affrontando dentro e fuori i propri confini. Oggi, le redini del tavolo negoziale sono evidentemente in mano turca e la domanda che in questa sede bisogna porsi si è completamente rovesciata rispetto a quella di quasi 30 anni fa: quanto la Turchia vuole entrare in Unione Europea? La risposta è tutt’altro che scontata ma il ruolo di attore subordinato dell’Unione Europea lascia intuire che ad Ankara probabilmente conviene più tenere il piede in due scarpe (l’UE e la SCO), utilizzando i negoziati di adesione come “leva politica” per una propria precisa strategia di politica estera.

Marcello Ciola

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[1] R. FIGUEIREDO, Erdogan Threat: Give Turkey Visas by Christmas or it will open EU borders to migrants, Sunday Express, 4 novembre 2016. https://goo.gl/lD6OqQ.

[2] K. GÜRSEL. Erdogan Serious about Turkey’s Bid for Shanghai 5 Membership, Al-Monitor, 31 gennaio 2013. https://goo.gl/VzMPcw.

[3] Şanghay çıkışı, Açik Gazete, 20 novembre 2016. https://goo.gl/7jcCmE.

Autore: Mediterranean Affairs

Mediterranean Affairs è un centro di ricerca che mira a fornire analisi riguardanti l’area mediterranea. Svolgendo approfondite ricerche, lo staff affronta le varie tematiche di politica internazionale incentrate sulla difesa e la sicurezza, la stabilità regionale, e le sfide transnazionali come l’integrazione economica.
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