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pubblicato: domenica, 27 novembre, 2016

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Decreti legge: cosa sono? Che cosa cambia in caso di vittoria del Sì?

sondaggi politici, cambi di casacca

Che cosa sono i decreti legge? Che cosa cambia in caso di vittoria del Sì?

“In casi straordinari di necessità e di urgenza, – recita attuale articolo 77 della Costituzione –  il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge”. Negli anni, però, il governo ha abusato di questo strumento, usandolo anche per dettare la propria agenda politica. Una forzatura del precetto costituzionale che ha portato i decreti legge al centro di numerosi dibattiti e polemiche. La riforma costituzionale su cui si vota il 4 dicembre prevede dei limiti all’uso dei decreti legge e allo stesso tempo introduce uno strumento per facilitare l’applicazione dei programmi di governo.

Decreto legge: che cos’è?

Il decreto legge è un atto normativo con valore di legge utilizzato dal governo in casi straordinari di necessità e urgenza. I decreti legge hanno effetto immediato, e devono poi essere convertiti in legge dal parlamento entro 60 giorni. Gli ultimi 4 governi (nelle ultime 2 legislature) hanno emanato in totale 197 decreti legge – circa 2 ogni mese – di cui 167 (l’84,77%) hanno completato con successo l’iter legislativo.  In molti casi, però, il governo ha forzato più volte a la definizione costituzionale di “casi straordinari di necessità e urgenza”, come sottolinea un report di Openpolis.

Decreto legge: 1 legge su 4

Dal 2008 a oggi,  circa il 20% delle leggi approvate da camera e senato è composto da conversioni di decreti legge. Una percentuale salita persino al 61% sotto il governo Letta. In questa legislatura la media è del 25%, 1 legge su 4.

Decreto legge: uso improprio dei decreti legge

Usare i decreti leggi non rappresenta di per sé un problema. L’uso improprio di questo strumento sì. Il decreto legge, infatti, nasce per far fronte a casi urgenti, che per mancanza di tempo non potrebbero attendere l’iter parlamentare ordinario. Openpolis ha categorizzato i provvedimenti del governo Letta e Renzi per tipologia. Il risultato ottenuto è puramente esemplificativo. La tipologia più ricorrente è quella dei decreti legge adottati per realizzare l’agenda di governo. In questa categoria troviamo per esempio decreto irpef sugli 80 euro, decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, jobs act, decreto del fare, decreto scuole belle, decreto pensioni, decreto musei.

La seconda categoria più frequente è composta dai decreti legge che affrontano tematiche nate in corso di legislatura che, per quanto non programmabili, non possono essere classificate come emergenze . Rientrano in questa categoria il  decreto sul processo civile, sui fallimenti, sulla competitività, anti-femminicidio, la riforma delle banche di credito cooperativo o il decreto per superare gli ospedali psichiatrici giudiziari.

E finalmente, al gradino più basso del podio troviamo emergenze vere. Decreto ricostruzione (dopo i recenti terremoti), decreto giubileo-expo, decreto terra dei fuochi, decreto Ilva.

Decreto legge: che cosa cambia? 

Due le principali novità della legge costituzionale Renzi- Boschi. Il primo luogo vengono inseriti in costituzione limiti per l’uso dei decreti legge. Secondo gli eventuali nuovi commi 4 e 5 dell’articolo 77, infatti, non si potranno più emanare decreti per conferire deleghe legislative  in materia costituzionale ed elettorale, per ratifiche di trattati e per le leggi di bilancio. Non si potranno rinnovare decreti legge già bocciati dalla camera. Nemmeno regolare rapporti giuridici su base di decreti non convertiti e ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime della corte costituzionale.

Un secondo punto riguardo il contenuto che dovrà essere omogeneo e corrispondente al titolo.  In realtà tutti questi limiti sono già previsti dall’ordinamento attuale ma a livello di legislazione ordinaria. Con la riforma verrebbero essere inseriti in Costituzione.

Decreto legge: un nuovo strumento per il governo 

Oltre ai decreti legge, la nuova riforma introduce l’approvazione a data certa. Si tratta della possibilità per il governo di chiedere alla camera dei deputati che un disegno di legge, essenziale per l’attuazione del programma di governo, sia sottoposto alla votazione finale entro 70 giorni.  Lo strumento esclude le legge di approvazione bicamerale, in materia elettorale, per la ratifica trattati, di amnistia/indulto e di bilancio. L’introduzione sembra rispondere alla necessità di limitare l’uso dei decreti legge per portare avanti riforme del governo, fornendo quindi uno strumento ad hoc. A differenza dei decreti qui bisognerà aspettare l’approvazione da parte del parlamento.

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