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pubblicato: venerdì, 2 dicembre, 2016

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Referendum: se vince il No strada aperta al proporzionale?

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Referendum: se vince il No strada aperta al proporzionale?

Qualora il 4 dicembre gli elettori bocciassero la riforma costituzionale, il ritorno del proporzionale potrebbe non essere più un richiamo nostalgico al passato, bensì una realtà concreta per il prossimo futuro della politica italiana. Il sistema elettorale, che è e rimarrà una legge ordinaria e quindi estranea al voto di domenica, è un punto cardine poiché distribuisce il potere, alias i seggi, tra gli attori politici. Come operi questa distribuzione è oggetto di fondamentale importanza ed è per questo che il tema è sempre spinoso. Tale distribuzione avviene secondo due linee diversamente calibrate tra loro e che rispondono ai principi della governabilità e della rappresentatività.

Referendum: se vince il No strada aperta al proporzionale?

Soglia di sbarramento e grandezza della circoscrizione

Il sistema proporzionale è ancorato al secondo di essi e, nella sua essenza, il suo meccanismo principale è quello di “dare le carte”. Tale sistema assegna infatti a ciascuna lista un numero di seggi in proporzione, più o meno puntuale, ai voti ricevuti. Tuttavia, l’etichetta “proporzionale” nasconde un mondo variegato, in quanto può presentarsi in molteplici varianti, con effetti assai diversi. Le variabili in gioco sono tante, ma i due elementi a cui si presta maggiore attenzione, rispetto agli effetti della legge, sono: la soglia di sbarramento e la grandezza della circoscrizione.

I seggi in palio nei sistemi proporzionali

La prima fissa una percentuale minima di voti che una lista deve raggiungere per essere ammessa al riparto dei seggi, ossia per entrare in Parlamento. Tuttavia, la seconda variabile è altrettanto se non addirittura più importante in quanto, essa stessa, rappresenta una soglia seppur implicita: la grandezza, detta anche nominalità, di una circoscrizione è costituita dal numero di seggi in palio in quella circoscrizione. Quando è pari a uno, si hanno i collegi uninominali. Quando è maggiore di uno, si hanno le circoscrizioni plurinominali. Spesso nei sistemi proporzionali, i seggi in palio nelle circoscrizioni sono numerosi, tanto che in media possono arrivare a poco meno di 20 seggi come nella Prima Repubblica italiana.

Tra governabilità e deriva autoritaria

Se vincerà il No al referendum, tutto lascia pensare che la spinta al ritorno del proporzionale diverrà trainante. Benché l’Italicum resti in vigore a dispetto del referendum, politicamente sarebbe un sistema di fatto archiviato. E con esso, il suo nucleo fondamentale, ossia quello di permettere ai cittadini di eleggere una lista vincitrice in modo chiaro e univoco. Il No, in caso di successo, avrà buon gioco a evocare il presunto scampato pericolo della cosiddetta “deriva autoritaria”, vero e proprio spauracchio fin troppo spesso agitato. E quindi ogni ragionevole tentativo futuro di rafforzare la governabilità risulterà già screditato, nuocendo alla capacità di decidere delle istituzioni politiche.

La maggiore rappresentatività possibile

Sarà complicato imporre una soglia di accesso, esplicita o implicita (con circoscrizioni piccole), tutto a vantaggio della maggiore rappresentatività possibile, mandando in soffitta le esigenze di governabilità. Ed è possibile che la nuova legge (per le due camere elettive) non conterrà nemmeno un premio fisso in seggi, come succede in Grecia per puntellare il primo partito. Oppure, sarà sì prevista ma in misura ininfluente a spostare gli equilibri.

Ancora larghe intese

Nessuna forza politica sarà prevedibilmente in grado di raccogliere la maggioranza assoluta alle elezioni politiche successive. Dati tre attori principali in gioco – PD, M5S e centrodestra – chi potrà sostenere un esecutivo stabile? In taluni paesi europei i governi di minoranza possono essere la soluzione per uscire dallo stallo, ma non in Italia tanto che, anche nel 2013, si è preferita la strada alternativa della grande coalizione per ovviare all’assenza di una maggioranza al Senato. E se il Movimento 5 Stelle non vorrà allearsi con nessuno, ecco che l’unica possibilità, sospinta anche dalla chiamata alla responsabilità, sarà quella di una riedizione del governo tra il Partito Democratico e una parte consistente del centrodestra (senza la Lega Nord), in entrambe le camere.

Il fattore da tenere in considerazione non sarà, infatti, solo il sistema elettorale, ma anche la doppia fiducia all’esecutivo, con il Senato a rappresentanza regionale e avente una base elettorale diversa, quindi con una maggioranza probabilmente differente da quella della Camera. La ricomposizione sarà allora possibile solo allargando ancora di più le componenti – e quindi l’eterogeneità – della maggioranza stessa, che avrà profonde lacune in termini di coesione e, quindi, di efficienza operativa.

Davide Biassoni

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