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pubblicato: lunedì, 5 dicembre, 2016

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Referendum costituzionale: dimissioni Renzi congelate fino ad approvazione legge di Bilancio

renzi, referendum costituzionale

Referendum costituzionale: il giorno dopo il ‘No’. Si apre crisi di governo e toto-premier

Aggiornamento 5/12/2016

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiesto al premier Matteo Renzi di congelare le dimissioni fino all’avvenuto passaggio definitivo della legge di Bilancio al Senato. La nota del Quirinale è arrivata dopo il colloquio avuto nel tardo pomeriggio con il presidente del Consiglio dimissionario durato poco più di mezz’ora.

L’approvazione della legge di Bilancio dovrebbe arrivare entro questa settimana. La decisione presa dal Colle viene bocciata dalle opposizioni.  “Le strane ipotesi che circolano su un possibile congelamento della crisi del governo Renzi, con l’approvazione accelerata della legge di bilancio grazie addirittura a cosiddette “fiducie tecniche”, sono del tutto impraticabili. Il No al Referendum è un voto di sfiducia a Renzi e alla sua attività di governo nel suo complesso” affermano in una nota congiunta i capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta. No anche da Lega e Sinistra Italiana. Sì a sorpresa del Movimento 5 Stelle.

In mattinata c’era stato un colloquio di un’ora tra il premier Renzi e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo l’incontro il Capo dello Stato ha rilasciato una nota nella quale ha ricordato che “vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”. “L’Italia è un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco“.  “L’alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva”.

referendum nota mattarella

Referendum, la giornata di ieri

Per i pochi che non fossero ancora a conoscenza del risultato, il ‘No’ ha vinto (o meglio, stravinto) con quasi 20 punti di differenza sul ‘Si’. Il risultato finale (sommando  i voti di Italia + Estero) è di 59,11% per il ‘No’, contro un Si fermo al 40,89%. In grandi numeri, si tratta di 19.419.507 voti di bocciatura, contro i 13.432.208 dell’opzione governativa. Partecipazione estremamente alta, attestata al 68,48%.

Referendum: la debacle che ha costretto Renzi alle dimissioni

Il primo ministro ha parlato da Palazzo Chigi dopo aver conosciuto i primi dati ufficiali. Verso le 00:25 Renzi ha affermato: “il mio governo finisce qui. Domani salirò al Quirinale e rassegnerò le dimissioni al Capo dello Stato, il presidente Mattarella.” Il fiorentino è stato estremamente chiaro e deciso. Ha ringraziato tutti i suoi sostenitori, che hanno fatto campagna per il ‘Si’ con illusione e speranza viva. Cita Baden Powell, ‘padre fondatore’ dello scoutismo, per sostenere le sue buone intenzioni di voler cambiare il mondo, “lasciare un posto migliore rispetto a come l’abbiamo incontrato”. Si emoziona quando parla della sua famiglia, di Agnese. Il primo ministro ammette, in somma sintesi, la cocente sconfitta. E lo fa senza recriminare, rispettando pienamente il risultato delle urne.

salvini grillo

Referendum costituzionale, il day-after. PD raccoglie i cocci, opposizioni divise su legge elettorale ed elezioni

Il Partito Democratico rimane il partito di governo e si paventa l’ipotesi Padoan per il dopo-Renzi. Un governo tecnico chiamato solo alla stesura di una nuova legge elettorale. Attualmente, la combinazione di Italicum + Consultellum non convince (quasi) nessuno. Tuttavia, c’è chi chiede elezioni immediate. È il caso della Lega Nord di Matteo Salvini e del Movimento 5 Stelle. Anche i pentastellati (stoici oppositori della prima ora della legge elettorale per la Camera) assicurano che sia necessario tornare quanto prima alle urne. La linea comunicativa dei due pesi massimi del partito, Alessandro Di Battista Luigi Di Maio, differisce per intensità. Il primo parla più alla “pancia” dell’elettorato grillino. Il secondo modera il discorso, forte e consapevole del suo ruolo istituzionale come vicepresidente della Camera.

 

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