Fiducia governo Gentiloni: l’analisi del discorso del primo ministro

Pubblicato il 13 Dicembre 2016 alle 13:08 Autore: Alessandro Faggiano
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Fiducia governo Gentiloni: l’analisi del discorso del primo ministro

Paolo Gentiloni ha cominciato il suo discorso alla Camera dei Deputati verso le 11:17. Un discorso di quasi venti minuti, densi di contenuti che, probabilmente, fanno storcere ancor più il naso all’opposizione. Andiamo ad esaminare nel dettaglio ciò che ha detto il primo ministro entrante, estrapolando le conclusioni principali. Comincia con un’introduzione di rito in cui  ringrazia il presidente Mattarella (per la celerità con cui ha risposto alla crisi di governo) e lo stesso Matteo Renzi (per la sua coerenza e l’impegno profuso in più di 1000 giorni di governo). Poi, l’enfasi sulla visione internazionalista del nostro Paese e l’accento su eventi rilevanti da affrontare a corto giro di posta.

Governo Gentiloni e legittimità

Punto topico che riguarda l’attuale governo è quello della legittimità. Bisogna fare molta attenzione alla (non tanto) sottile linea tra la legalità e la legittimità. La prima, di fatti, non si costituisce su basi etiche o morali, per quanto derivi da leggi e norme che si rifanno a dei codici culturali. La seconda, comporta l’accettazione non imposta del potere costituito, considerato come (per l’appunto) legittimo.Tra i momenti salienti del discorso di Gentiloni vi è proprio il richiamo a quest’ultima, seppur “giocando” a ridosso della prima. Gentiloni afferma che rispetta la Costituzione e il suo contenuto, che conferma la piena legalità dell’esecutivo. Se questa si può considerare la componente fondante della legalità del governo, gli elementi maggiormente legati alla legittimità sono la dichiarazione del rispetto per le istituzioni, l’appoggio della maggioranza parlamentare e l’apertura verso le opposizioni. Il tutto si riannoda al “tipo di governo” voluto da Gentiloni: un governo di responsabilità.

Governo Gentiloni e riforme

Seppur nell’ordine del discorso le riforme sono state affrontate prima della sezione sulla legittimità, si suppone che il governo voglia portare a compimento tre riforme incompiute dell’esecutivo Renzi. Parliamo della riforma della Pubblica Amministrazione, proposta dal ministro Madia e bocciata recentemente per incostituzionalità. La riforma sulla giustizia penale, a cui lavoravano renziani e alfaniani “a quattro mani” e, per ultimo, creare il “libro bianco” della Difesa. È evidente che almeno per le prime due riforme citate, si solleverà l’ennesimo polverone sia da parte delle opposizioni, che della minoranza dem, che delle sinistre esterne al PD. Gentiloni ritiene che sia necessario portarle avanti per il bene del Paese. Come si può facilmente evidenziare, anche in questo caso si rifà alla concezione di governo di responsabilità, estenendolo in maniera forse eccessiva.

Governo Gentiloni e durata dell’esecutivo

Su questo terzo e ultimo punto chiave, Gentiloni sembra essere stato molto, molto chiaro. Il premier ha affermato che il “governo resta fino a quando godrà della fiducia del Parlamento”. Si è parlato di legge elettorale (che sarà elaborata dal Parlamento con l’occhio vigile del governo) ma non di elezioni anticipate. Ha affermato in maniera contundente la legittimità del suo esecutivo. Se tre indizi fanno una prova, Gentiloni non lascerà Palazzo Chigi tanto facilmente, con buona pace delle veementi agitazioni dell’opposizione. L’ex ministro degli affari esteri si è dimostrato determinato a portare avanti un vero e proprio progetto di governo che includerebbe anche il rilancio del Mezzogiorno (una costante promessa incompiuta) e il “recupero” della classe media più disagiata. Insomma, il governo di scopo è definitivamente accantonato e le elezioni politiche, a meno di fronde interne, non si celebreranno così presto.

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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