Cipro: i colloqui di pace spiegati bene

Pubblicato il 9 Gennaio 2017 alle 16:55 Autore: Guglielmo Sano
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Cipro: i colloqui di pace spiegati bene

A Ginevra si stanno svolgendo dei colloqui diplomatici con l’obiettivo di portare una pace duratura a Cipro. L’isola mediterranea, da 43 anni, è divisa in due parti dalla cosiddetta “linea verde”. A sud di essa si situa la Repubblica di Cipro, stato a maggioranza greca, membro dell’Ue e riconosciuto dalla comunità internazionale. A nord, invece, il territorio è – di fatto – sotto il controllo delle autorità della Repubblica Turca di Cipro Nord, alla quale solo Ankara riconosce una legittima esistenza.

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Cipro: i colloqui di pace spiegati bene

Cipro ha raggiunto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1959. Non bisognò aspettare molto tempo dalla fine del dominio britannico per veder crescere le tensioni tra la maggioranza della popolazione di origine greca e la corposa minoranza di origine turca. Nel 1974, la Turchia inviò i propri soldati per difendere la comunità turco-cipriota in seguito alla riuscita di un golpe orchestrato da Atene, allora in mano ai Colonnelli, volto ad annettere Cipro alla Grecia. Da allora l’isola è spaccata. Due terzi, per dirla in breve, sono sotto il controllo dei greco-ciprioti, il restante terzo corrisponde più o meno al territorio invaso quattro decenni fa dai militari turchi. In mezzo una “zona cuscinetto” sorvegliata dall’ONU.

“Un’opportunità storica”, così sono state descritte le trattative di Ginevra dal Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Dopo 18 mesi di intenso dialogo, infatti, il leader della parte greca Nicos Anastasiades e quello della parte turca Mustafa Akinci sembrano seriamente determinati a chiudere un accordo. Numerosi i passi avanti fatti, in particolare, sulla “condivisione del potere”. A favorire l’ottimismo anche l’atteggiamento costruttivo mostrato finora da Turchia, Grecia e Regno Unito (che possiede due basi della marina sull’isola), chiaramente, i maggiori interlocutori internazionali di Cipro.

A spingere verso una “riunificazione”, soprattutto, la recente scoperta di alcuni giacimenti di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Cipro potrebbe diventare uno polo energetico fondamentale. Inoltre, Erdogan, meno rigido rispetto ad altri leader turchi sull’argomento, potrebbe sfruttare i colloqui per riavvicinarsi all’Europa. Tuttavia, le questioni ancora sul tavolo sono molto importanti. La Repubblica Turca dovrebbe rinunciare a una porzione di territorio tale da permettere a circa 90mila sfollati greco-ciprioti di fare ritorno alle proprie case. Diametralmente, i turco-ciprioti vorrebbero il mantenimento delle 40mila truppe di Ankara a garantire la propria sicurezza.

In ogni caso, qualunque accordo venga partorito dai colloqui, si dovrà passare al vaglio di un referendum da ambo i lati. Già nel 2004, quando Cipro si apprestava a entrare nell’Ue, i cittadini delle repubbliche vennero chiamati a esprimersi sulla riunificazione del paese. In quell’occasione, solo il 24,17% dei greco-ciprioti votò a favore, mentre la percentuale di favorevoli superò il 64% nella parte turca dell’isola.

L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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