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L’ Unità a pezzi: ‘de profundis’ per l’organo stampa del PD

matteo renzi, unità

L’ Unità in fallimento: ‘de profundis’ per l’organo stampa del PD

Del maggior giornale comunista italiano, fondato da Antonio Gramsci, è rimasto il colore principale (il rosso) e il nome. Il quotidiano fondato nel febbraio del 1924 – organo stampa del PCI per quasi 70 anni, fino al 1991, poi giornale di partito di PDS e DS – è ad un passo dal tracollo e dalla chiusura definitiva.

L’ Unità in fallimento: vendite al minimo e conti in profondo rosso

L’ Unità non vende: gli abbonamenti digitali e gli acquisti cartacei non raggiungono le cinque cifre (una media di 7.000 giornali venduti al giorno su una tiratura di 60.000) e il fatturato crolla a picco. Per salvare il giornale dalla sua terza – e chissà ultima – chiusura, è necessaria una forte iniezione di capitali: 5 milioni di euro. Investimento che, per la Pessina Costruzioni (detentrice dell’80% delle quote del giornale) si potrebbe rivelare un investimento a perdere. Le prospettive di guadagno – anche solo nei termini derivati dal ritorno pubblicitario – sembrano essere minimi. Per la Pessina, dunque, il gioco potrebbe non valere la candela. Discorso diverso per il Partito Democratico (detentore del 20% delle quote dell’Unità) che dovrebbe destinare un milione di euro (sui cinque necessari) per salvare il giornale.

L’ Unità in fallimento: l’eccessiva faziosità non paga

Pur essendo giornale di partito – e che pertanto si presenta già con una posizione dichiarata – l’ Unità ha aggredito con sempre maggior livore le opposizioni del PD (in primis il Movimento 5 Stelle, obiettivo numero uno del giornale dell’attuale direttore Sergio Staino). Non solo: l’attacco ai sindacati (l’ultimo alla CGIL della Camusso) o alla stessa minoranza PD (in tempo di referendum) ha limitato la cerchia di lettori e aperto il fianco a durissime critiche, dagli schierati e non. L’eccessiva faziosità – critica mossa da alcuni giornalisti della stessa Unità – non paga. Inoltre, con un PD in fase di riassestamento, l’appoggio del partito – in questa fase estremamente delicata – sembra venir meno.

L’ Unità in fallimento: licenziamenti pronti, Staino contro il PD, Rondolino contro Staino

La redazione del cartaceo potrebbe dimezzarsi nel giro di poco, per limitare gli ingenti costi del giornale. Sergio Staino (attuale direttore dell’Unità) ha espresso tutto il suo malumore e la sua tristezza per la deriva presa dal giornale. Inoltre, ha assicurato di sentirsi tradito dallo stesso Renzi. Allo sfogo di Staino, ha risposto Fabrizio Rondolino (una delle ‘penne’ più renziane del giornale) attaccando duramente l’attuale direttore. Attraverso i microfoni di Radio Cusano Campus, Rondolino assicura che le colpe siano principalmente di Staino. “Da quando è diventato direttore dell’ Unità”, dice, “il numero di copie vendute è diminuito, così come il prestigio del giornale”. Per Rondolino, quindi, il problema risiede nella figura dell’attuale direttore. Le sue dichiarazioni contrastano con i numeri che, fin dalla riapertura del giornale (a giugno 2015, con iniezione di 107 milioni di fondi pubblici) sono sempre stati marginali.

ultima modifica: sabato, 14 Gennaio 2017