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pubblicato: venerdì, 3 febbraio, 2017

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Sondaggi elettorali Ixè, il caso Raggi non ferma il Movimento 5 Stelle

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Sondaggi elettorali, il caso Raggi non ferma il Movimento 5 Stelle

Nonostante Marra, nonostante l’assicurazione vita di cui sarebbe beneficiaria il sindaco di Roma Raggi, nonostante i dissidi interni, il Movimento 5 Stelle non perde voti. A certificarlo è l’ultima rilevazione dell’Istituto Ixè condotta per la trasmissione tv Agorà. Dati alla mano il Movimento rimane stabile al 29,9. “E’ di cinque punti sopra il voto raccolto nel 2013 – ha spiegato il direttore dell’istituto Weber – La vicenda romana dura da un bel po’ ma come possiamo vedere non ha influenzato l’opinione degli elettori”.

E così il Movimento 5 Stelle può respirare e gongolare per il 29,9% di voti favorevoli che raccoglierebbe se si andasse a votare oggi. Il Partito Democratico di Renzi, anch’esso alle prese con spinte centrifughe fortissime, è distante appena 1,2 punti percentuali. Pochissimi se si considera il clima in cui sono state registrate le intenzioni di voto.

Sondaggi elettorali, e il centrodestra?

Nel campo del centrodestra la situazione rimane stabile. La Lega Nord di Matteo Salvini è la prima forza con il 13,1% dei voti, seguita a stretto giro di posta da Forza Italia con il 12,4%. Più staccate Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale al 3,4% e il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano al 2,4%, ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3%.

Sotto questa soglia si trova ora anche Sinistra Italiana con il 2,9%. La formazione guidata da Sel e dai transfughi del Pd paga le dinamiche interne al centrosinistra che hanno portato alla nascita di numerosi movimenti. Da quello di Massimo D’Alema con Consenso, ai movimenti “campani” di Luigi De Magistris (DemA) e Vincenzo De Luca (Campania Libera). Senza dimenticare il campo progressista annunciato da Giuliano Pisapia.

Sondaggi elettorali, nessun vincitore

Basta fare due calcoli per capire come dalle elezioni non uscirebbe un chiaro vincitore. Nemmeno se fossero approntate delle coalizioni. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, su quest’ultimo punto non è d’accordo. “Coalizioni di questo tipo possono puntare al 40%. – dice al Corriere – Altrimenti, come accade in altri Paesi, è il partito arrivato primo a esprimere il nome del premier”.

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