30/06/2017

Lavoro del futuro: quali settori non saranno presi da macchine e robot

Lavoro del futuro o futuro senza lavoro

Come sarà il lavoro del futuro? In verità, in molti settori, ci sarà un futuro senza lavoro. Almeno umano. I robot e i computer stanno arrivando e a breve ci sostituiranno nella manodopera. Più facile, più rapido, meno rischioso. A gioirne i professionisti del settore robotica. Il mercato del lavoro sta subendo un’evoluzione da considerare attentamente. E nei prossimi anni ci saranno settori che saranno completamente automatizzati. Fortunatamente ve ne saranno alcuni che hanno possibilità di automatizzazione vicino allo zero.

Lavoro del futuro: quanto è alto il rischio automatizzazione?

Un report di McKinsey & Co. datato gennaio 2017 ha analizzato come il 30% dei compiti nel 60% dei lavori potrebbe essere computerizzato a breve. La tesi è stata rafforzata anche dal Chief Economist della Bank of England, Andrew Haldane. La sua previsione non è positiva: 80 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti potrebbero essere presi dai robot. Nel Regno Unito le cifre si aggirano a 15 milioni. Naturalmente non tutti i lavori sono uguali. Un report della Oxford University datato 2013 ha esaminato i settori più a rischio automatizzazione per i prossimi anni. Dati che ovviamente sono soggetti a variabili, ma che trovano riscontro anche in altri report.

Non tutto è nero, però. Se andiamo ad analizzare i dati relativi a quanti posti di lavoro sono spariti dal 1950 a oggi, si riscontra come le principali cause della scomparsa sono da addursi alla mancanza di domanda e all’obsolescenza tecnologica. Basti pensare, ad esempio, agli operatori del telegrafo. L’automatizzazione occupa solo una bassa percentuale. E a dirla tutta, non tutti i lavori possono essere completamente automatizzati. Parzialmente sì, ma non totalmente. A dircelo i dati Atlas raccolti dall’analista James Bessen.

 

McKinsey è d’accordo in buona parte. Le possibilità di automatizzazione riguardano per lo più lavori come il telemarketing, funzionario prestiti, tassista, cuoco di fast-food. Più nel dettaglio l’automatizzazione – parziale – del lavoro riguarderebbe i seguenti settori indicati nel grafico.Lavoro del futuro: in quali settori è prevista l'automatizzazione parziale

Lavoro del futuro: ottimismo o pessimismo?

Automatizzazione parziale che non vuol dire crescita della disoccupazione. Anzi, il contrario. Bessen ha infatti affermato che l’automatizzazione completa riduce il tasso di occupazione per forza di cose. Tuttavia, l’automatizzazione parziale potrebbe causare al contrario un incremento dell’occupazione. E della produttività. È quanto successo durante la Rivoluzione Industriale. Alla luce dei confronti passati, bisogna però valutare che la tecnologia si sta evolvendo molto rapidamente e l’economia potrebbe far fatica a starle dietro. Questo potrebbe influire sul tasso di occupazione, con variabili ancora non note.

Ciò che possiamo prevedere, invece, sono i settori dove il rischio di automatizzazione del lavoro è quasi nullo. Questi riguardano prevalentemente 3 aree. La creatività, le relazioni con le persone e i lavori manuali che richiedono interventi urgenti. Nel settore creativo possiamo quindi trovare un lavoro come il fashion designer. Nel secondo rientrano tutte quelle occupazioni che hanno a che fare con le relazioni con la gente. Come ad esempio i terapisti, ma anche i PR. Nel terzo possiamo trovare lavori come l’idraulico e il chirurgo.

Lavoro del futuro: come difendersi dall’assalto dei robot

Come prepararsi dunque a un futuro senza lavoro, o meglio, a un mercato del lavoro che cambierà così drasticamente nel giro del prossimo decennio? Per il fondatore della società di consulenza DDG, Justin Tobin, bisogna “diversificare la propria carriera”. La differenziazione di un portfolio potrebbe rappresentare un’ottima strategia per non correre il rischio di farsi trovare impreparati dal corso degli eventi. È quello che sta già succedendo adesso. Persone che hanno più lavori, diversificando il proprio talento, conoscenze e competenze. Meglio quindi lavorare per più aziende – anche medio-piccole – che per una sola grande società.