14/08/2017

Rinnovo contratto statali e scuola: bonus 80 euro sempre più a rischio

autore: Daniele Sforza
Rinnovo contratto statali e scuola: bonus 80 euro a rischio?

Rinnovo contratto statali e scuola: bonus 80 euro sempre più a rischio.

Nonostante la pausa estiva, per il rinnovo contratto statali è sempre in gioco il bonus 80 euro. Ed è quello che fa temere di più i sindacati. Sarà il bonus Renzi, infatti, uno dei punti caldi su cui toccheranno le principali discussioni. Il 28 agosto ci sarà un incontro preliminare tra parte governativa e parte sindacale, mentre dal 31 agosto si comincerà a fare sul serio. Da un lato la componente normativa, dall’altro quella economica. E se nella prima i sindacati hanno orecchie tese e occhi spalancati per evitare trappole e trabocchetti, nella seconda l’obiettivo è quello di tenere sia l’aumento sia il bonus Renzi.

Rinnovo contratto statali: bonus 80 euro a rischio, perché?

Con l’aumento di 85 euro lordi, è possibile che molti dipendenti statali e scuola superino la soglia reddituale di 26 mila euro. Ciò significa che il bonus 80 euro potrebbe venir meno. E alla fine, conti alla mano, il tanto sudato aumento potrebbe “ridursi” solamente a 5 euro. In parole povere, l’aumento e il bonus potrebbero annullarsi a vicenda, o quasi. Trasformando così in mere chiacchiere quanto discusso da novembre scorso a oggi.

C’è timore da parte dei sindacati e l’intenzione potrebbe essere quella di defiscalizzare il bonus Renzi. Ovvero, fare in modo che il bonus 80 euro non vada ad accumularsi con la somma dei redditi degli statali e quindi non essere contabilizzata a livello fiscale. In questo modo, oltre all’aumento previsto di 85 euro lordi, gli statali e il personale scolastico potrebbero usufruire anche del bonus 80 euro.

Rinnovo contratto statali e scuola: attenzione alla parte normativa

Sulla componente normativa, parti governative e sindacali sembrano andare più d’accordo. Si andrà a fornire una regolamentazione relativa ai permessi, alle assenze per malattia, alle ferie. Eppure anche su questo punto i sindacati dovranno tenere ben alta la guardia. E impedire che, a fronte degli aumenti previsti, non venga aumentato il carico di lavoro sui soggetti già penalizzati da 8-9 anni.  Tra i timori più evidenti, emerge un fantasma già apparso ma subito sparito nell’era Monti. Ovvero, aumentare da 18 a 24 il carico delle ore di lezione frontale. Sembrava tutto fatto 5 anni fa, ma poi l’intenzione è stata vanificata. E se oggi lo si dovesse riproporre?

C’è sfiducia nei confronti del governo anche sul continuo procrastinarsi delle trattative. Un tavolo che doveva aprirsi aprile scorso, si è invece aperto a ridosso dell’estate. E adesso, dopo la pausa estiva, si riprenderà, con le risorse che dipenderanno prevalentemente dalla nuova manovra finanziaria. I primi aumenti salariali, quando saranno stabiliti, avverranno nei primi mesi del 2018. Sotto periodo elettorale. Sarà quello il periodo della propaganda (da ogni parte). E qualcosa che poteva essere fatto prima, è stato rimandato proprio al momento giusto. Ai danni dei lavoratori statali penalizzati da quasi un decennio. E che ora devono anche tenere gli occhi aperti su ogni fronte.

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Autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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