Buoni pasto: cumulo al via, le nuove regole entrano in vigore

Pubblicato il 14 Agosto 2017 alle 11:55 Autore: Camilla Ferrandi
buoni pasto

Buoni pasto: cumulo al via, le nuove regole

Il decreto n. 122 del 7 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 10 agosto 2017, ha esteso l’ambito di utilizzo dei buoni pasto.

Il provvedimento, adottato dal Ministero dello Sviluppo economico, reca disposizioni in materia di servizi sostitutivi di mensa e definisce l’ambito di applicazione e le finalità dei buoni pasto. Nello specifico, con il presente decreto sono individuati gli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto, le caratteristiche dei buoni pasto e il contenuto degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili. Obiettivo: garantire la libera ed effettiva concorrenza nel settore, l’equilibrato svolgimento dei rapporti tra i diversi operatori economici, ed un efficiente servizio ai consumatori.

Buoni pasto: le novità introdotte dal decreto

Rispetto al passato, con il provvedimento in oggetto, a partire dal 9 settembre il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto potrà essere erogato anche:

dagli imprenditori agricoli, dai coltivatori diretti e dalle società semplici esercenti l’attività agricola;

nell’ambito dell’attività di agriturismo;

nell’ambito dell’attività di ittiturismo.

Il dicastero ha anche deciso di introdurre la cumulabilità giornaliera dei buoni fino ad un massimo di otto. Finora, almeno da un punto di vista normativo, era possibile usare un solo ticket al giorno, il cui valore nominale è in media di 6 euro.

I ticket, nati come servizio sostitutivo delle mense per i lavoratori, assumeranno dunque sempre più la forma di buoni spesa, ‘istituzionalizzando’ l’utilizzo di una sorta di moneta parallela de-fiscalizzata e de-contribuita.

Buoni pasto: posizioni pro e contro il provvedimento

Le novità apportate dal decreto n. 122 del 2017 preoccupano molto gli esercenti.

Aldo Cursano, presidente vicario di Fipe-Confcommercio, dichiara: “si alimenta sempre più il sistema speculativo che affligge la filiera dei buoni pasto. Snaturando il valore facciale del ticket e concedendo un maggiore peso negoziale allo Stato e alle aziende private che bandiscono le gare per le società emettitrici di buoni pasto”.

Continua il presidente Fipe-Confcommercio: “Queste ultime — per portare a casa clienti importanti come la pubblica amministrazione (tramite la centrale appaltante Consip) e alcune grosse multinazionali — finiscono spesso per presentare offerte al massimo ribasso scaricando il costo a valle. Ovvero, sugli esercenti”. Secondo Cursano “le gare al ribasso si chiudono con un sconto che oscilla tra il 20 e il 22%. E qualcuno alla fine lo deve pagare. Il datore di lavoro fornisce ai propri dipendenti un buono da sei euro circa. L’impiegato va nel bar o in pizzeria e consuma per quell’importo. Ma quando l’esercente va a riscuotere quel ticket, lo trova decurtato almeno del 10%”. Conclude: “pur di avere clienti e non rimanere fuori dal giro, l’esercente lavora sottocosto. E in più deve attendere mesi – in media 4 – prima di riscuotere i soldi che ha anticipato”.

Di contro, Paolo De Leonardis, consigliere di una società di Qui Group, esprime apprezzamento per il provvedimento. A suo avviso, infatti,  “questo dà una maggiore libertà al consumatore”. Allo stesso tempo, però, De Leonardis invita “ad intensificare i controlli sulla cumulabilità dei buoni per non snaturarne il ruolo”.

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L'autore: Camilla Ferrandi

Nata nel 1989 a Grosseto. Laureata magistrale in Scienze della Politica e dei Processi Decisionali presso la Cesare Alfieri di Firenze e con un Master in Istituzioni Parlamentari per consulenti d'assemblea conseguito a La Sapienza. Appassionata di politica interna, collaboro con Termometro Politico dal 2016.
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