Pubblicato il 09/09/2017

Reddito di Inclusione: servono 7 miliardi, dal 2021 rischio povertà

autore: Guglielmo Sano
reddito di inclusione

Reddito di Inclusione: servono 7 miliardi, dal 2021 rischio povertà

Più fondi per il Reddito di Inclusione; solo così l’Italia non avrà l’ennesima riforma incompiuta ma un valido strumento contro la povertà assoluta. A chiederlo le 35 associazioni che formano l’Alleanza contro la povertà. La misura, infatti, esclude ancora una larga fascia della popolazione in difficoltà. Pur restando un ottimo inizio nella lotta all’indigenza, al momento, riuscirebbe a garantire solo il 38% di coloro che si trovano in condizioni di povertà assoluta. Ad oggi, il 41% dei minori in povertà assoluta non verrebbe raggiunto dalla misura. La rete per il sociale chiede, dunque, di adottare un Piano nazionale contro la povertà per il triennio 2018-20 attraverso lo stanziamento di 7 miliardi; 5 in più rispetto a oggi.

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Reddito di Inclusione: servono 7 miliardi, dal 2021 rischio povertà

D’altra parte, all’allargamento della popolazione garantita dal Rei dovrà corrispondere un contributo economico adeguato. Il rischio è che la somma percepita non sia sufficiente a innescare un processo di fuoriuscita dalla povertà. Secondo le stime del governo, l’importo medio sarà di 289 euro. Per l’Alleanza contro la povertà, l’importo medio dovrebbe essere di almeno 396 euro; minimo di 316 euro, massimo di 710 euro.

“Se il reddito d’inclusione non permette agli individui di cambiare la loro condizione potrebbe risultare inutile. Se non si riesce con il contributo a sollevare il livello economico di una famiglia, adempiendo a tutti quei fattori fondamentali come la casa, il vestiario e i trasporti, il Rei non provoca alcun cambiamento”. Così è recentemente intervenuto sulla questione il Prof. Cristiano Gori, tra i promotori della misura. 

Inoltre, parla sempre Gori, “in campagna elettorale si giocherà molto sul numero di poveri raggiunti; ma questo ci pone davanti ad un pericolo concreto: quello che volendo massimizzare il numero di beneficiari senza investire a sufficienza si assistano sempre più persone senza dar loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita dignitoso“.

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Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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