Pubblicato il 13/11/2017

Riforma pensioni: Ape social, proroga al 2019 e nuovi beneficiari

autore: Daniele Sforza
Riforma pensioni, ultime notizie su Ape social ed età pensionabile

Riforma pensioni: Ape social, proroga al 2019 e nuovi beneficiari.

Sulla riforma pensioni, emergono due novità recenti con le quali il governo tenta di avvicinarsi ai sindacati. Da un lato la proroga al 2019 dell’Ape Social. Dall’altro l’estensione della platea di beneficiari esentati dall’aumento dell’età pensionabile. Per i sindacati è un passo in avanti, ma non sufficiente per garantire certezze sul fronte previdenziale. Ecco le ultime notizie a riguardo.

Riforma pensioni: Ape social, proroga al 2019

Sulla proroga al 2019 dell’Ape Social, la senatrice e capogruppo PD alla Commissione Lavoro Annamaria Parente, ha spiegato al Corriere: “Proponiamo di prorogare anche al 2019 l’Ape sociale. E di estendere la platea a chi, avendo maturato almeno 30 anni di contribuzione, si trova in stato di disoccupazione senza indennità da ameno 3 mesi. Questo a seguito di licenziamento, ma indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro”.

Pertanto, la Parente prosegue affermando che serve una modifica utile ad ammorbidire l’attuale criterio della disoccupazione. Evitando il rifiuto della maggior parte delle domande a chi è effettivamente senza lavoro. Ultima cosa, ma non per importanza, la necessità di agevolare “l’accesso dei lavoratori precoci all’Ape sociale”.

Riforma pensioni: esenti aumento età pensionabile, le ultime

Nuovo passo verso i sindacati da parte del governo, nel tentativo di aumentare la platea dei beneficiari esentati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni previsto per il 2019. Si tratta di una novità che è diretta conseguenze delle proteste dei sindacati. Cgil aveva infatti definito “infondate” le stime del governo sull’aumento di 15-17 mila unità con le nuove categorie di lavori gravosi aggiunte alle 11 già stabilite. Per questo motivo, il governo ha lavorato su un allentamento dei requisiti per l’accesso, che dovrebbe causare un aumento effettivo della platea.

Le modifiche toccheranno quindi due fronti. Da un lato la revisione del periodo di svolgimento del lavoro gravoso. Da 6 anni sugli ultimi 7 si potrebbe quindi passare a 7 sugli ultimi 10. Sull’altro fronte, invece, la modifica toccherebbe i requisiti contributivi. Si passerebbe così da 36 anni di contributi a 30 (o qualcosa in più).

Per i sindacati tali modifiche rappresenterebbero un passo in avanti, ma in uno scenario generale risultano ancora insufficienti. Per Domenico Proietti (Uil) servirebbe “congelare l’adeguamento automatico” e analizzare le peculiarità di ogni singolo lavoro attorno a un tavolo di discussione. Inoltre, come riporta anche La Stampa, Proietti informa che, rispetto ai cittadini Ue, gli italiani sono il popolo che sta meno in pensione. La media per gli uomini è di 16 anni e 4 mesi. Ovvero 29 mesi in meno rispetto alla media Ue. Per le donne invece la media è di 21 anni e 7 mesi. Vale a dire 19 mesi in meno rispetto alla media Ue.

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Autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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