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pubblicato: giovedì, 11 gennaio, 2018

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Elezioni regionali 2018: alleanza Renzi-Grasso ‘lavoriamo per accordo’

elezioni regionali

Elezioni regionali 2018: alleanza Renzi-Grasso ‘lavoriamo per accordo

In campagna elettorale tutto è lecito. O meglio, tutto è percepito come lecito. I toni passano da infuocati a distesi, ci si contraddice, ci si attacca, si cercano alleanze. E l’elettorato dimentica, confondendosi tra i meandri di parole dette e non dette, promesse eclatanti e non realizzabili. Ed è in questo contesto che si delineano i tentativi di dialogo tra centrodestra e centrosinistra, che puntano, entrambi, a cavalcare il doppio binario delle tornate elettorali 2018, nazionali e regionali.

Matteo Renzi, dopo le numerose critiche nei confronti di Pietro Grasso, prova ad aprire una trattativa con il leader di Liberi e Uguali per le elezioni regionali. Nello specifico, nelle regioni Lombardia e Lazio.

Elezioni regionali 2018: alleanza Renzi-Grasso

“Con Grasso ci stanno parlando tutti” racconta Renzi a Radio Capital. “Stiamo lavorando per un accordo. Noi in Lombardia e nel Lazio abbiamo due candidature di qualità, e cioè il sindaco di Bergamo Gori e il governatore uscente Nicola Zingaretti. Il problema è se Grasso sarà in grado di portare il suo movimento a votare per Gori e Zingaretti” conclude l’ex premier.

Un vero e proprio appello, che arriva anche dal capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: “I nostri nemici non sono mai a sinistra. Noi abbiamo senso di responsabilità verso i nostri elettori” rivela a Repubblica. “E’ necessario lavorare per un’intesa alle prossime Regionali tra Pd e Liberi e Uguali. Perché la priorità è tenere assieme chi intende sfidare Berlusconi, Salvini e Grillo. Nonostante la frattura consumata nel centrosinistra in vista delle elezioni politiche”. E continua, speranzoso: “Un patto locale è ancora possibile. Il mio appello è rivolto all’intero centrosinistra. Restiamo uniti”.

Elezioni regionali 2018: Pd apre a LeU in Lombardia e nel Lazio

Secondo Rosato, quello che è oltre modo da evitare è “che il governo di Lazio e Lombardia vada al centrodestra per ragioni di antipatia. O, peggio ancora, per rancori. Lo dico sinceramente, tutto questo sarebbe inaccettabile”.

Sui due candidati in corsa, Rosato osserva: “Parliamo di due amministratori, Giorgio Gori e Nicola Zingaretti, con cui la sinistra ha sempre governato. Senza mai sollevare obiezioni, almeno fino a poche settimane fa”.

All’ipotesi che l’election day complichi le alleanze, il capogruppo dem risponde: “Penso che l’elettorato abbia la capacità di distinguere i due piani. E comunque spetta a noi dirigenti riuscire a lavorare su piani distinti”.

Il nodo delle possibili alleanze e convergenze di Pd e LeU su nomi unificati per le regionali 2018 saranno sciolti nei prossimi giorni. Per la Lombardia, già ieri sera doveva essere ufficializzato il nome del candidato presidente di Liberi e Uguali. Ma l’assemblea di LeU a Sesto San Giovanni è stata rimandata a domani.

Elezioni regionali 2018: le perplessità della sinistra

Tino Magni, segretario regionale lombardo di Sinistra Italiana, ai microfoni di Radio Popolare afferma: “Andiamo da soli”. Queste dichiarazioni, dunque, fanno pensare che in Lombardia un’alleanza Pd – sinistra sia praticamente impossibile. Linea tenuta anche dal consigliere lombardo Onorio Rosati (LeU), che a il Sole 24 Ore dichiara: “La linea in Lombardia non cambia. Non ci sarà accordo con il Pd, così come a livello nazionale. Qui il territorio ha deciso. Mdp, Possibile e Sinistra Italiana sono sulla stessa linea”.

Poi, aggiunge: “in Lombardia la situazione è completamente diversa dal Lazio, dove invece si va verso l’intesa … Nel Lazio è in campo un ex DS, che ha governato bene. In Lombardia c’è un candidato con un profilo renziano, che non ha neppure fatto le primarie. Il problema non è di antipatia personale, come impropriamente ha dichiarato il capogruppo dem alla Camera, ma di linea politica”. E conclude: “Noi pensiamo che per chiudere questi 23 anni di governo del centrodestra ci voglia una proposta radicalmente alternativa. E non ci pare che né la figura del candidato Gori né tantomeno il progetto che il Pd sta portando avanti in Lombardia incontri e risponda a questa esigenza”.

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