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pubblicato: sabato, 10 febbraio, 2018

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Suicidio infantile nel bresciano: intervista a Giuseppe Viola, neuropsichiatra

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Suicidio infantile nel bresciano: intervista a Giuseppe Viola, neuropsichiatra

Le agenzie riportano che a Travagliato (BS) l’8 febbraio 2018 un bambino di 8 anni si è impiccato in seguito ad un rimprovero dei genitori, morendo poche ore dopo agli Ospedali Civili di Brescia. Abbiamo intervistato il dott. Giuseppe Viola, neuropsichiatra infantile. Viola è specializzato presso l’Università degli Studi di Brescia e si è occupato anche di suicidio nell’ambito della medicina di famiglia.

suicidio sedia vuota

Suicidio infantile, la parola al neuropischiatra

Di fronte ad una notizia del genere, avvenuta nel territorio in cui Lei opera, ci si domanda: come è possibile che un bambino possa togliersi la vita?

Questo caso farebbe pensare che il bambino si sia suicidato per un atto dimostrativo finito male, quindi in realtà potrebbe non esserci un intento suicidario vero. Tuttavia ci sono casi in cui è presente la volontà di morte, legata ad un quadro depressivo infantile, magari misconosciuto. Questo può colpire per l’età precoce, ma nella mia esperienza clinica ricordo una bambina di 4 anni che voleva buttarsi dalla finestra e di non voler più vivere.

Possiamo accorgerci di un quadro depressivo infantile? Se sì, in quale modo?

Sicuramente non è di facile individuazione. I quadri psicopatologici infantili sono poco definiti, quindi anche i segni e i sintomi non sono mai molto chiari.

Al momento abbiamo solo ricostruzioni e ipotesi scarne, come è giusto che si convenga in un caso così delicato. È realistica l’ipotesi di un rimprovero come motivazione di questo suicidio?

Sì, è realistica come ipotesi, visto che i bambini tendono ad avere una tolleranza bassa alle frustrazioni, come quella di un voto basso a scuola, e soprattutto tendono a non riconoscere le figure di autorità: genitori e insegnanti. Presupponendo una tolleranza bassa, l’atto potrebbe essere stato dimostrativo oppure impulsivo con un intento autosoppressivo.

Suicidio o atto dimostrativo finito male?

Le famiglie dovrebbero smettere di rimproverare i bambini?

No. L’esperienza della frustrazione – quindi i no e i divieti – è alla base della crescita sana di un bambino. Sicuramente andrebbero ridimensionate alcune richieste da parte di genitori e di insegnanti, rispettando la diversità e l’individualità di ciascun bambino. Tornando al caso in questione, però, anche la modalità utilizzata –  cioè l’impiccagione – è piuttosto rara in età infantile, quindi farebbe pensare piuttosto ad un atto dimostrativo che non ad un intento suicidario chiaro.

Un bambino di 8 anni che idea ha della morte?

Ad 8 anni di solito si ha una visione poco precisa della morte. Effettivamente, nella mente di un bambino, un desiderio di essere morti non esclude il possibile ritorno. A 8 anni c’è chi ha compreso l’irreversibilità della morte, ma non è detto.

La politica dovrebbe o potrebbe fare qualcosa? Penso ad esempio al sistema educativo, o a forme di sostegno alla famiglia. C’è qualcosa di efficace in tal caso oppure si tratta di tragiche eventualità imprevedibili e inevitabili?

Nonostante tutte le misure preventive che si possano mettere in atto, il suicidio è sempre stata una delle principali cause di morte nell’età adulta e, se pur rara, anche nell’età infantile. Secondo me lo è sempre stata. Gli atti suicidari sono ritenuti immorali e stigmatizzanti quindi, soprattutto nel passato, solo una piccola parte delle morti per suicidio veniva registrata effettivamente come tale.

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