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pubblicato: giovedì, 15 febbraio, 2018

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Libri consigliati: La dama di picche e altri racconti

Libri consigliati: La dama di picche e altri racconti

Tre anni prima di far coincidere la fine della sua carriera letteraria con la fine della sua vita, in un sfortunato duello, Aleksandr Puskin diede alle stampe nel 1834 il racconto che dà il titolo alla raccolta dell’editore Adelphi: La dama di picche e altri racconti. Le altre opere comprese nell’antologia che dà onore solo in minima parte all’ampia produzione letteraria dell’autore nella narrazione breve sono Il fabbricante di bare e Il mastro di posta. Considerato il padre della lingua letteraria russa, Puskin racconta di un mondo radicato a un passato aristocratico e reazionario dove le spinte libertarie e di emancipazione sociale diventano sempre più forti. Lo stesso Puskin pagherà con un esilio la sua voce poetica, critica nei confronti dell’aristocrazia dello zar Alessandro I sempre più chiusa in sé stessa.

La dama di picche

La dama di picche è frutto della ormai storica e quanto mai attuale traduzione di Tommaso Landolfi che mantiene invariata tutta l’ambiguità della figura che dà il titolo al racconto. La dama è infatti la donna delle carte da gioco, ma la sottile ambiguità che fa da sfondo al romanzo sta proprio qui. È una donna reale la dama? E quanto di lei diventa reale nella vita dell’altro protagonista del romanzo: il giovane Hermann, ufficiale del Genio che cerca di rovesciare un fato avverso attraverso il gioco delle carte?

 

L’antefatto che dà inizio alla storia si svolge oltre cento anni prima, in una Parigi di fine ‘700 dove nasce la leggenda della dama di picche. Una nobildonna russa che avrebbe custodito in tre carte, asso, tre e sette il segreto per vincere al gioco. Il gioco in questione, il Boston Whist è una versione cavalleresca e aristocratica del moderno texas hold’em. Anticamente chiamato Ruff and Honours conserva della sua antica origine il termine onori con il quale vengono indicati i valori delle carte e un sistema ben codificato di regole e con un’etichetta estremamente rigida proprio come piaceva all’aristocrazia del ‘700 e dell’800. Proprio il più attuale e diffuso Texas hold’em ha conservato del Whist  il valore attribuito alle carte e l’uso delle fiches per fare le puntate, così come la possibilità di rinunciare perdendo una mano.

 

L’irreprensibile e razionale Hermann inizia un percorso che è una vera e propria catabasi, alla ricerca delle tre carte e del segreto per vincere al gioco. Questa ossessione lo porterà a circuire la giovane domestica per ottenere un colloquio privato con la nobildonna, ma una volta giunto in presenza della dama questa muore improvvisamente. La disperazione di Hermann è proiettata in uno spazio onirico e alienante dove il lettore è costretto insieme al protagonista a partecipare ai suoi sogni e ai suoi deliri. È il fantasma della contessa a burlarsi di lui, svelandogli il segreto delle tre carte, ma richiedendo un sacrificio che è beffa e punizione insieme.

Il fabbricante di bare e Il maestro di posta

Il fabbricante di bare e Il maestro di posta furono originariamente pubblicate nella raccolta Le novelle del compianto Ivan Petrovič Belkin, data alle stampe nel 1831. Un racconto nel racconto la cui cornice è quella dell’oralità russa di cui Belkin, il narratore fittizio, si fa portavoce e attraverso cui Puskin da una cornice realistica alle storie. Espediente narrativo al pari della parodia ampiamente utilizzata nei due racconti con l’obiettivo di sovvertirne i generi letterari di riferimento. Ecco che l’apparente storia sentimentale de Il maestro di posta, in cui una giovane viene sedotta, riserverà un finale tutt’altro che scontato discostandosi notevolmente dal sentimentalismo tragico dell’amore impossibile. Stessa tecnica usata anche ne Il fabbricante di bare, racconto gotico popolato di spettri scheletrici, la cui conclusione sarà una vera gioia per il lettore.

 

Il gioco continuo tra fantastico e reale è tipico in Puskin così come dell’altro grande rappresentante della letteratura russa dei primi dell’Ottocento, il poeta e scrittore Gogol. Anche in quest’ultimo gli elementi fantastici e magici   – vedi I racconti di Pietroburgo – sono impiegati per dare risalto alle ambiguità e all’immobilismo della società del tempo con risultati quanto mai moderni come il celebre racconto Il cappotto. A riprova che la modernità della scrittura risiede nella capacità degli autori di vedere ben oltre il proprio tempo e parlare di passioni e ossessioni che sono parte intima dei sentimenti dell’essere umano.

 

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