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pubblicato: lunedì, 19 marzo, 2018

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Elezioni politiche 2018: telefonata Di Maio-Salvini, cosa è emerso

elezioni politiche 2018

Elezioni politiche 2018: telefonata Di Maio-Salvini, cosa è emerso

Con un post sul Blog delle Stelle Luigi Di Maio ha fatto il punto sull’evoluzione delle trattative con le altre forze politiche in vista dell’imminente insediamento del Parlamento; la XVIII legislatura avrà infatti il suo inizio ufficiale il prossimo venerdì 23 marzo, giorno in cui i nuovi eletti saranno chiamati a scegliere i presidenti delle Camere.

Elezioni politiche 2018, trattativa privilegiata con Salvini

Il leader del M5s, pur rimanendo aperto al dialogo con “i principali esponenti di tutti i gruppi”, sembra privilegiare il colloquio con Matteo Salvini; in una telefonata occorsa nella giornata di ieri infatti i due, “pur non affrontando la questione nomi e ruoli” , hanno “convenuto sulla necessità di far partire il Parlamento quanto prima“. Di Maio ha precisato di aver sentito prima “Maurizio Martina; Renato Brunetta; Giorgia Meloni; Pietro Grasso” e solo “successivamente anche Matteo Salvini”.

Ma comunque, per quanto riguarda la spartizione degli scranni più alti di Camera e Senato, la trattativa sembrerebbe rimanere a due; agli altri partiti Di Maio ha dato la sua disponibilità per “proseguire il confronto, attraverso i capigruppo” al fine di individuare i migliori profili per “le altre figure che andranno a comporre gli Uffici di Presidenza”. Nel frattempo il leader del Carroccio, più diplomatico, non si sente di escludere nessuno dai colloqui; “con Di Maio ma come con Martina e Grasso, con la concordia di Meloni e Berlusconi stabiliamo tutti assieme chi saranno i presidenti delle Camere”.

Elezioni politiche 2018, i nuovi nomi per le Camere

Sempre il leader leghista – per quanto riguarda i nomi – ha poi ammesso che si sta “ragionando su alcune ipotesi”. Come ad esempio su Stefano Candiani o Erika Stefani, due nomi che avrebbero sostituito quelli ben poco graditi agli azzurri di Giulia Bongiorno; o ai pentastellati di Paolo Romani e Roberto Calderoli. Rimangono invece in ballo per Montecitorio i cinquestelle Emilio Carelli, Roberto Fico e Riccardo Fraccaro.

Un’altra opzione contemplata in casa pentastellata è inoltre quella che vedrebbe un coinvolgimento del Pd; mantenendo dunque la presidenza di palazzo Madama e assegnando quella di Montecitorio ai dem. Nel frattempo però si è fatta sentire anche la voce della “minoranza”; Giorgia Meloni, leader di Fdi, ha infatti avvertito – anche nel corso del colloquio con Di Maio – che “la presidenza della Camera a un esponente 5 stelle non è un atto dovuto“.

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