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pubblicato: venerdì, 6 aprile, 2018

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Rinnovo contratto statali: aumento e Corte dei Conti, riepilogo situazione

Rinnovo contratto statali: aumento, riepilogo situazione

Rinnovo contratto statali: aumento e Corte dei Conti, riepilogo situazione.

Un contratto deludente, così come poco dignitoso è l’aumento stipendio. Qualificazioni che vengono dalla Corte dei Conti e dai sindacati non firmatari il rinnovo contratto statali. Il punto di vista sul nuovo CCNL per le Funzioni Centrali risulta comunque significativo. La Corte dei Conti punta il dito contro la mancanza di un incentivo alla produttività e all’efficienza. Sostanzialmente l’accusa è che tutte le risorse economiche siano confluite semplicemente nell’incremento salariale, come un fiume in piena. E nulla è stato lasciato al merito e alla produttività. Nessuna risorsa avrà valore di bonus premiale.

Poco importa, dicono i sindacati. Per un contratto che comunque scadrà il 31 dicembre 2018, dopo anni e anni di fastidioso e intollerabile blocco contrattuale, la cosa più importante era colmare il vuoto lasciato dai sacrifici degli ultimi anni. Un vuoto puramente economico. Ecco il bonus premiale, insomma. L’aver resistito ad anni di blocco contrattuale non poteva non portare a un finale del genere. E naturalmente, insistono i sindacati, anche l’Aran si è trovato d’accordo su questo punto.

Rinnovo contratto statali: conseguenze di un gioco politico?

Sulla discussione è intervenuto anche l’avvocato e politico Luigi Oliveri, con un articolo su Il Sussidiario. Oliveri ha infatti segnalato che nel dibattito in essere manca un elemento importante. Ovvero, come valutare i risultati. Inoltre si ricorda come il rinnovo del contratto statali e di quello degli altri comparti non era frutto di programmazione da parte dell’esecutivo. L’obbligo è susseguito alla sentenza della Corte Costituzionale, che giudicava incostituzionale il blocco della contrattazione iniziato nel 2010.

Poi un ruolo lo hanno fatto i giochi puramente politici. In questo senso è da vedere il pre-accordo del 30 novembre 2016, poco prima del referendum; e in tal direzione è da vedere la rapidità con cui sono stati firmati i nuovi contratti, stavolta a pochi giorni dalle elezioni. Velocità che però non ha pagato il conto elettorale. Il risultato è stato un contratto decisamente imperfetto, che è mirato solo ed esclusivamente a compensare (in minima parte) i dipendenti statali penalizzati nell’ultimo quasi decennio.

Rinnovo contratto statali: come valutare i risultati?

Oliveri scrive che sia la riforma Brunetta, sia la riforma Madia sono fallite perché, pur pretendendo merito e valutazione, non forniscono gli elementi necessari per valutare la produttività del lavoro pubblico. Da qui, la chiusura della Civit, l’ente istituito dallo stesso Brunetta per trovare un adeguato meccanismo di valutazione. E sempre da qui, il fatto che la valutazione viene lasciata a sé stessa; il metro di giudizio del merito viene dato in pasto all’improvvisazione. E i risultati non possono non essere insoddisfacenti.

“Eppure il sistema vi sarebbe. Basterebbe adattare alle specificità delle amministrazioni pubbliche i contenuti del decreto del Ministero del Lavoro 25 marzo 2016, attuativo dell’art. 1, comma 182, della legge 208/2015, che ha reintrodotto gli sgravi per il salario di produttività delle aziende private”. In questa spicca una “scheda di monitoraggio delle caratteristiche dei contratti aziendali, per valutare se essi abbiano i requisiti perché le aziende possano accedere agli sgravi”. Inoltre nella scheda sono contenuti diversi indicatori, alcuni dei quali sarebbe possibile adattarli tranquillamente agli uffici statali. Insomma, una mappa c’è. Le risorse, invece, restano sempre un problema da risolvere.

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