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pubblicato: venerdì, 13 aprile, 2018

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Crisi demografica in Europa, quanto si spende in congedi parentali in Europa? E in Italia?

crisi demografica

Crisi demografica in Europa, quanto si spende in congedi parentali in Europa? E in Italia?

La crisi demografica che attraversa l’Italia e il continente europeo è uno dei principali problemi strutturali che anche le nostre economie devono affrontare.

Perchè è ormai stato compreso come la sostenibilità del welfare, e in particolare, del sistema pensionistico, dipenda direttamente dalla capacità di avere un numero di lavoratori sufficiente e non troppo basso in proporzione a quello dei pensionati.

E’ un problema evidente soprattutto nel nostro Paese, dove storicamente i tassi di occupazione sono molto bassi, non si va oltre il 58%, contro il 70% e oltre della Germania, e in quelli femminili si rimane sotto il 50%.

Pensioni che non riescono a essere sostenute da contributi troppo esigui e consumi stagnanti in presenza di una base di consumatori potenziali che si restringe perchè diminuiscono coloro che sono in quell’età in cui più si spende, quando si forma una famiglia.

Le famiglie e i figli, appunto. Come in un circolo vizioso il numero di minori in una società potrà essere sempre minore se continueranno a diminuire i cittadini con l’età per essere genitori.

Se poi per ogni donna in età fertile (sempre di meno tuttavia) vi sono meno figli, il problema si avvita.

Crisi demografica, i Paesi che hanno subito la recessione quelli con maggior peggioramento della fertilità

Dal 2010 a oggi il tasso di fertilità della UE, su base dati Eurostat, è cambiata poco, peggiorata di uno 0,02 ma tra Paese e Paese i cambiamenti sono stati tanti.

Per esempio nel caso italiano si cala da 1,46 a 1,34, in Spagna da 1,48 a 1,38, in Grecia da 1,37 a 1,34, in Portogallo da 1,39 a 1,36. Insomma, nei Paesi colpiti dalla crisi si sono fatti meno figli. Oggi siamo ultimi a pari della Spagna, mentre nel 2010 facevamo più figli di Austria e Germania. In particolare la Germania ha visto un aumento della fertilità, con 1,6 oggi è ai massimi da 35 anni, in media con la UE.

In testa ci sono sempre gli stessi Paesi, Francia, Svezia, Irlanda, Regno Unito, Danimarca. Nessuno però raggiunge il 2,1 della sostituzione generazionale.

Insomma, la crescita naturale della popolazione europea (senza contare l’immigrazione) è negativa.

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Ma da dove derivano tali differenze tra i Paesi?

Crisi demografiche, dove ci son i congedi più generosi

Ci sono politiche per la famiglia molto differenziate. Tra le più importanti i congedi parentali concessi a chi lavora. Particolarmente significativi perchè è ormai dimostrato che vi sono più nascite laddove l’occupazione è più alta, in particolare quella femminile.

E quindi la possibilità di rimanere al lavoro, di non doverlo lasciare alla nascita di un figlio, è determinante per la scelta di averne un secondo. Perchè la crisi demografica europea è massimamente provocata dalla carenza di secondi e soprattutto di terzi figli, più che dalla mancanza di nascite dei primi.

La disruption provocata nelle vite e nei redditi delle famiglie dalla nascita del primo spesso di fatto disincentiva la scelta di averne un secondo.

Secondo l’OCSE l’Italia è allineata alla media UE per quanto riguarda le settimane concesse di maternità, circa 21,7. La percentuale pagata sullo stipendio è anche piuttosto alta. Qui però vediamo che in testa vi sono Paesi come Bulgaria e Grecia che certo non spiccano come tasso di fertilità

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Questo perchè a contare è molto anche il congedo per cura parentale. Quello per i primissimi anni di vita, che consente di risparmiare su baby sitter e permette di assentarsi liberalmente dal lavoro, una volta ripreso. Quello concesso alle italiane è in questo caso decisamente minore della media UE e OCSE, 26 settimane, contro le 143,5 in Finlandia, le 82 in Repubblica Ceca, le 44 in Germania. E’ anche un periodo pagato meno, il 30% dello stipendio normalmente.

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Crisi demografica, i congedi paterni quasi  zero in Italia

L’Italia è indietro anche riguardo i congedi paterni. Nel complesso ai padri viene concesso solo 0,4 settimane, meno che in Messico, Ungheria, Cile, ecc. Si tratta di congedi specificatamente per i padri, non condivisi.

In Francia si parla di 28 settimane, in Germania di 8,7, sopra i 50 in Corea del Sud e Giappone.

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Nel complesso la spesa per bambino in questi congedi è particolarmente squilibrata e differenziata per Paese. Non è un caso che in testa ci siano gli stessi Paesi che hanno un tasso di fertilità maggiore, quelli scandinavi, ora anche  alcuni dell’Est.

L’Italia è sotto la media OCSE, circa a 1000 dollari per figlio per anno.

L’unica eccezione è la Francia, dove non si spende molto in congedi, ma il tasso di fertilità è alto. Perchè ci sono detrazioni fiscali e sussidi veri e propri che sono un altro strumento di incentivo alle nascite. Anche in questo siamo piuttosto indietro come Paese, ma è un altro discorso, da approfondire

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