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pubblicato: sabato, 5 maggio, 2018

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Gran Bretagna, un anno dopo: esiti e scenari delle amministrative 2018

elezioni gran bretagna

Gran Bretagna, un anno dopo: esiti e scenari delle amministrative 2018

C’eravamo lasciati quasi un anno fa, l’8 giugno 2017. C’eravamo lasciati con le elezioni generali anticipate, indette da Theresa May con la mozione approvata dalla Camera dei Comuni il 19 aprile 2017. Una tornata elettorale, quella dello scorso anno, che aveva lasciato la Gran Bretagna con un Hung Parliament. Letteralmente, un “Parlamento sospeso“.

Theresa May aveva scelto di avanzare secondo un disegno chiaro: capitalizzare il risultato pro-Brexit del referendum di due anni fa al fine di ottenere una sorta di legittimazione elettorale per il suo governo. Il tutto, per garantirsi maggiore forza in sede negoziale in vista delle trattative per l’uscita dei sudditi di Sua Maestà dall’UE.

I risultati di quella tornata, però, segnarono uno stop per i conservatori inglesi. Il partito dei Tories venne infatti incalzato a stretto giro dal redivivo Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn.

Il gap che separava i due partiti maggiori non esisteva praticamente più. Gli esiti del voto diedero conservatori e laburisti separati da nemmeno 800 mila voti (42,3% per i primi, 40% per i secondi). Questi ultimi guadagnarono ben 29 seggi nel Parlamento di Westminster rispetto alle precedenti elezioni generali, quelle del 2015.

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La tornata elettorale dello scorso anno costrinse la May ad un governo di coalizione con i nordirlandesi del DUP (Partito Unionista Democratico), gli unici che si dimostrarono disponibili a supportare un governo dei conservatori.

Elezioni Gran Bretagna 2018: lo scenario prima del voto e i risultati

Ad un anno da quelle elezioni alquanto funeste per i Tories, nella giornata di giovedì sono andate in scena le elezioni amministrative. Al voto, sono stati chiamati i britannici di 150 amministrazioni, per l’elezione di 4370 consiglieri locali.

Le previsioni precedenti il voto davano uno scenario sfavorevole agli uomini di Theresa May. In molte realtà locali, i laburisti venivano dati in vantaggio, con il terzo partito britannico, i liberal-democratici guidati da Vince Cable in risalita dopo le deludenti performance sia nelle elezioni generali 2015, che in quelle dello scorso anno.

Nello specifico, sotto la lente d’ingrandimento, c’erano le amministrazioni dei borough (quartieri) di Londra. A Londra, infatti, un anno fa il Labour aveva prevalso sui conservatori, ottenendo un risultato storico in termini di voti (54,4%). In questa tornata amministrativa, venivano dati a rischio i councils (consigli amministrativi) londinesi di Westminster e Wandsworth, storicamente a guida Tories.

I risultati che stanno arrivando in queste ore dimostrano un avanzare dei Laburisti, che guadagnano quasi una centinaio di seggi nei consigli locali, nonostante la perdita della guida di 2 consigli. Il giornalista e attivista politico Owen Jones ha detto al Guardian che “il Labour ha ottenuto il suo miglior risultato a Londra – e i Tories il loro peggiore – dal 1971”.

Da segnalare poi, la crescita dei Liberal-Democratici che, almeno a livello locale, si risollevano dopo due tornate elettorali sottotono.

Secondo quanto riportato dalla Press Association, una delle principali agenzie britanniche, sono ormai dichiarati i risultati di 149 dei 150 councils.

Questi i dati relativi ai Council (Consigli) e Seats (Seggi) conquistati/persi.

Labour

Councils: 73 (-1)

Seats: 2,308 (+77)

Conservatives

Councils: 46 (-2)

Seats: 1,230 (-93)

Lib Dems

Councils: 9 (+4)

Seats: 536 (+77)

Greens

Seats: 39 (+8)

Ukip

Seats: 3 (-57)

Elezioni amministrative Gran Bretagna 2018: l’ombra dell’antisemitismo penalizza il Labour

L’unica pecca nella prestazione del Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn è la difficoltà generale a fare breccia nelle aree ad alta concentrazione di persone di origine ebrea. Stephen Fisher, analista politico della Bbc, ha confermato che “il Labour è avanti di appena 3 punti percentuali nelle zone in cui la concentrazione di persone di origine ebrea sale oltre il 4% della popolazione”.

Queste tendenze possono spiegarsi per le polemiche che hanno investito il partito di Corbyn negli ultimi mesi. Alcuni esponenti del partito sarebbero stati accusati di antisemitismo. Ieri pomeriggio, proprio su questo problema e sugli esiti del voto, ha dato un’impressione a caldo il sindaco di Londra Sadiq Khan sempre alla Bbc.

Penso che ci siano molti elettori, persone di origine ebrea a Londra, che non si sentono a proprio agio nel votare i laburisti. Questo non è giusto. L’antisemitismo è razzismo. Non dovremmo avere nessun rapporto con tutto ciò. Dobbiamo indagare su qualsiasi esponente del partito accusato di questo.”

Il sindaco di Londra Sadiq Khan

Elezioni Gran Bretagna 2018: i Tories si consolidano tra i Brexiters

Stando a questi dati e a questi risultati, Theresa May ha perso numerosi seggi nei consigli locali ma ha confermato gran parte del voto euroscettico e pro-Brexit.

Come sostenuto a caldo da Tony Travers, professore alla London School of Economics: “Per un partito che è al Governo da quasi dieci anni non perdere in modo clamoroso è già una vittoria, mentre per l’opposizione non vincere in modo netto è già una sconfitta”. I laburisti infatti non sono riusciti a sfondare nelle aree nelle quali ci si aspettava un exploit.

Ciò che è interessante però  – con le dovute precauzioni quando si considerano tali strumenti predittivi – è lo scenario elaborato ieri pomeriggio dalla Bbc. Una proiezione, quella dell’organo di informazione britannico, che simula l’estensione delle tendenze di voto di ieri a tutto il Regno Unito.

Secondo tale esperimento i risultati generali sarebbero:

Conservatives: 35%

Labour: 35%

Lib Dems: 16%

Others: 14%

Ovviamente, sono dati difficilmente attendibili e vanno presi con le pinze, ma segnerebbero un sostanziale pareggio fra Laburisti e Conservatori. Uno scenario, questo, che sicuramente non farebbe piacere a Theresa May, la quale, dopo queste elezioni locali, tornerà a lavorare a livello internazionale sulle trattative con l’UE.

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