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pubblicato: lunedì, 7 maggio, 2018

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Com’è andata la “festa” per Macron? Il bilancio di Governo

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Com’è andata la “festa” per Macron? Il bilancio di Governo

Sabato 5 Maggio, un grosso corteo a Parigi e in altre città francesi ha voluto fare una “festa” per il primo anno di mandato al presidente Macron. Circa 40.000 persone hanno protestato contro le sue riforme sociali e fiscali. La manifestazione organizzata dal deputato Ruffin (France Insoumise) è solo l’ultima di un ciclo che sembra ancora lontano dall’esaurirsi. Da mesi sono partite mobilitazioni e proteste che hanno coinvolto studenti e sindacati. Negli ultimi tempi soprattutto la forza sindacale dei ferrovieri ha catalizzato le opposizioni alla Republique en Marche.

Le riforme contestate a Macron

Si contestano riforme, orientate alla semplificazione fiscale e burocratica che richiedono tagli al bilancio statale. Misure valutate come troppo pro-abbienti da una parte consistente della società francese. Infatti, sul versante della riorganizzazione della macchina statale e dei regimi di tassazione sono già partite molte delle misure annunciate dall’esecutivo. Si tratta di interventi volti a liberare risorse private per favorire investimenti in un ottica di riduzione del perimetro dello Stato. I provvedimenti principali riguardano la diminuzione delle imposta sul patrimonio e l’abbassamento progressivo delle tasse sulle imprese e sul lavoro.

Il progetto di apertura alla concorrenza per le ferrovie francesi ha spinto alla mobilitazione i dipendenti della SNCF. Anche i sindacati lamentano una gestione poco concertativa di dossier cruciali, inclusa la questione AirFrance. Inoltre, non sono mancate le polemiche rispetto alle manovre militari in Siria.

Il bilancio di un anno di governo: riparte il conflitto

La “festa” è riuscita. Nessuna complicazione. Pochi tafferugli nonostante le preoccupazioni della vigilia. Gli organizzatori, ex Nuit-Debout, annunciano una nuova mobilitazione per il 26 maggio. I consensi verso l’esecutivo presieduto da Macron sono in discesa rispetto allo scorso anno. Il governo è attaccato da destra per il poco “decisionismo” nei confronti dei manifestanti; da sinistra per essere il “governo dei ricchi”.

C’è da dire che la Francia è un paese abituato al conflitto interno. La scarsa coesione sociale e le forti differenze politiche la differenziano molto da un paese di usi consociativi come la Germania. Gli esperimenti riformisti sono sempre stati caratterizzati dalla formazione di una solida massa oppositiva. In questo frangente sembrano rivivere quei sentimenti revanscisti e pauperisti che caratterizzano l’opinione pubblica francese. Dalla diffidenza verso banche e banchieri, all’odio nei confronti dei poteri elitari e della ricchezza. Passando per la narrazione delle “duecento famiglie”; cioè i principali azionisti della Banca di Francia fino alla prima metà del 900, considerate – di fatto – i “padroni” del paese. Tutta questa tradizione, oggi, si sublima nell’opposizione alle nuove riforme pro-mercato varate dal governo.

In questo senso, i prossimi anni si preannunciano difficili per l’Eliseo. Il dinamismo in politica estera, la rinnovata proiezione internazionale degli ultimi mesi possono essere spiegati in parte come tentativi di puntellare il consenso interno. Nessuna sorpresa se Macron continuerà in questa direzione sul versante internazionale. Invece, resta da vedere se sul fronte interno, nei prossimi mesi, l’esecutivo cederà alle pressioni o le sfiderà apertamente.

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