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pubblicato: giovedì, 24 maggio, 2018

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Strage di Francavilla: Fausto Filippone andava fermato. Rabbia del cognato

Fausto Filippone Strage di Francavilla

Strage di Francavilla: Fausto Filippone andava fermato. Rabbia del cognato

L’esame autoptico dipana, almeno parzialmente la questione Strage di Francavilla, e consegna una sentenza che incrimina della morte di Marina Angrilli l’uomo con cui era sposata, Fausto Filippone, suicida e responsabile della morte della figlioletta Ludovica. La donna non sarebbe, infatti, precipitata accidentalmente dalla finestra dell’appartamento a Chieti Scalo: l’autopsia ha escluso le probabilità di malore improvviso o suicidio.

Marina, secondo gli esami svolti dal medico legale Cristian D’Ovidio, sarebbe stata spinta dallo stesso Filippone. Francesco Angrilli, fratello di Marina e cognato di Filippone, rilascia all’Ansa uno sfogo Si chiede perchè la volante sopraggiunta dopo la caduta della sorella abbia lasciato andare Filippone a prendere la figlioletta, permettendo così che la seconda parte della strage venisse portata a compimento dall’uomo.

Strage di Francavilla: chi sono le vittime?

Nessuno avrebbe mai potuto nutrire sospetti su una famiglia che, sebbene riservata, aveva sempre restituito agli occhi esterni l’idea di un ménage sereno, un quadretto felice e compatto. Fausto Filippone era lo stimato dirigente della Brioni, azienda italiana concentrata sulla produzione di capi d’ abbigliamento maschile. Lavorava a Penne, un comune in provincia di Pescara.

Il suo passato non era stato semplice: la morte della madre Lilia e la notizia del suicidio di un amico hanno costituito un momento particolarmente traumatico, a cui si è affiancata anche la fine di un matrimonio. Il triste epilogo, però, aveva conosciuto una svolta dopo la conoscenza dell’insegnante di latino e italiano Marina Angrilli. La donna lavorava presso il liceo scientifico Leonardo da Vinci di Pescara. I due decidono di sposarsi nel 2006 e due anni dopo di mettere al mondo la piccola Ludovica. Il 20 maggio, la tragedia.

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La tragedia della strage del 20 maggio

I due coniugi possiedono un appartamento a Chieti Scalo, la parte nuova della città. Si recano dunque, il 20 maggio, a visitarlo in vista di un piccolo sopralluogo prima di poter fittare l’abitazione a degli studenti. Da una finestra della palazzina di  via Roccaraso 5, la donna fa un volo da 10 metri di altezza. Dopo il tonfo, viene chiamata l’ambulanza: lo schianto al suolo non le è stato fatale ma, purtroppo, le sue condizioni sno gravi: il decesso avviene in ospedale, ma, ad esacerbare esponenzialmente la gravità della tragedia si aggiunge l’omicidio della figlia Ludovica, di appena 10 anni. Filippone la lancia nel vuoto dal ponte del viadotto Alento, sulla A14. Passano 7 ore in cui si susseguono le inutili  trattative con le forze dell’ordine, ma il manager non vuol desistere: non si allontana dal bordo del ponte, in procinto di suicidarsi. Verso le 20, il manager si lascia precipitare.

Strage di Francavilla: lo sfogo del fratello di Marina Angrilli

Nella ricostruzione del tragica mattanza risulta chiara la mancanza di un piccolo dettaglio, a cui si appella Franceso Angrilli, chiedendosi “Perché non l’hanno fermato?“. E’ evidente che dopo la morte di Marina, Fausto risulterebbe un principale indiziato in virtù della sua presenza sul luogo della morte, presupposto sufficiente per disporre lo stato di fermo. Invece non è stato posta in essere alcuna misura precautelare. Aggiunge poi ” Spero che la pattuglia sia arrivata dopo che lui si è allontanato. A me riesce difficile credere che una pattuglia della polizia presente sul posto lasci andare via una persona in quelle condizioni, cioè come Filippone è stato descritto dall’uomo che ha soccorso mia sorella“.

Il che, unitamente all’esito dell’indagine sulle lesioni e la valutazione tra il punto di caduta e quello d’ impatto sul corpo di Marina, che hanno indicato Filippone come responsabile, hanno giustamente accresciuto la rabbia di Francesco, che, tuttavia, non esita a sottolineare la sua  fiducia e il suo rispetto per le forze dell’ordine.

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