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pubblicato: giovedì, 26 luglio, 2018

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Nicaragua: proteste contro Ortega, cosa sta succedendo?

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Nicaragua: proteste contro Ortega, cosa sta succedendo?

“Sin Miedo” (senza paura). Questo lo slogan che ripetono migliaia di manifestanti nicaraguensi dal 19 aprile quando sono cominciate le proteste contro il governo di Daniel Ortega. Quello che si sta vivendo è uno dei momenti più conflittuali della storia del paese dai tempi della guerra civile e della rivoluzione Sandinista. Una lotta che adesso sta acquisendo sempre più eco; complice la vasta attività sui social, che testimonia la durezza degli scontri. I giovani e gli studenti sono stati tra i primi a manifestare, assieme agli anziani, contro Ortega e la sua riforma delle pensioni; ben presto si sono aggiunti anche imprenditori e proprietari terrieri.

Nicaragua: proteste contro Ortega, cosa sta succedendo?

Da protesta contro un determinato provvedimento politico, il tono delle manifestazioni ha assunto i contorni di qualcosa di più profondo. Bersaglio è diventato in generale un sistema politico caratterizzato da una Presidenza bicefala – Ortega e Murillo. Presidente e Vicepresidente ma anche coniugi (sulle orme dell’esperienza Peronista in Argentina). Ormai da diversi mesi il governo Sandinista opera violente repressioni nei confronti della popolazione per mano delle forze dell’ordine e dei gruppi paramilitari.

Nicaragua: l’antefatto

Alla base delle proteste un forte senso di sfiducia verso Daniel Ortega; personaggio militante nella rivoluzione Sandinista negli anni ’70, da dieci anni è al governo. Sebbene alle ultime elezioni del 2016 sia stato eletto con il 70%, il legame con una parte della popolazione è ormai logoro. Accuse di legami con i narcotrafficanti, di elezioni truccate, di assoggettamento della magistratura e di riforme costituzionali volte a garantirne la permanenza al potere, come la rimozione del limite di mandati, hanno sempre più messo in dubbio la struttura democratica del Paese. Presupposti che sono sfociati in protesta quando il Presidente è venuto meno all’idea di sicurezza sociale che aveva caratterizzato la sua offerta politica; il governo ha voluto la riforma del sistema pensionistico che decurtava le minime del 5%.

Nelle strade di Managua e nel resto del Nicaragua migliaia di persone sono scese a protestare contro il governo Ortega; le mobilitazioni di piazza sono state represse con la forza facendo diversi morti e feriti. Ciò ha scatenato un’escalation di violenze; una vera e propria guerriglia urbana per le strade del paese, con interi quartieri fortificati per resistere alle forze militari. Esemplare il caso della città di Masaya, la “Ciudad sin miedo”, simbolo della resistenza, dove però anche le ultime barricate sono state abbattute. Nonostante la decisione di Ortega di ritirare la proposta di riforma previdenziale, le manifestazioni sono proseguite per richiedere nuove elezioni e le dimissioni del Presidente, che poi ha adottato il pugno di ferro nei confronti degli oppositori, dando il via all’operazione “Limpieza” (pulizia). 

Nicaragua: le violenze e la comunità internazionale

La crisi è rapidamente precipitata, con il governo pronto a ricorrere sempre più spesso alla forza per sedare le proteste, finendo per sparare sui civili. Dalle sei del pomeriggio vige il coprifuoco e spesso chi è sorpreso dopo l’orario rischia di morire, come successo a una studentessa brasiliana dell’università Nacional Autonoma del Nicaragua. Fino ad oggi, si contano più di 300 civili uccisi negli scontri, tre soltanto pochi giorni fa nell’ultima roccaforte di Jinotega. Poco più di 50 sono i morti delle forze armate. Più di mille sono i feriti; a molti negata l’assistenza sanitaria perché partecipanti alle manifestazioni.

Le pressioni internazionali hanno spinto Ortega ad accettare una commissione internazionale d’inchiesta che accerti eventuali abusi. Amnesty International teme che i gruppi paramilitari stiano agendo da vero braccio armato del governo. Anche l’OAS, l’Organizzazione degli Stati Americani, ha condannato con una risoluzione gli abusi della polizia. L’UE ha offerto una mediazione.

Antonio Musco

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