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Contratto a chiamata 2018: limiti età, retribuzione e disoccupazione. Guida

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Contratto a chiamata 2018: limiti di età, retribuzione e disoccupazione. Guida

Continuiamo a proporvi le nostre guide – scritte in maniera semplificata e alla portata di tutti – sulle tipologie di contratti lavorativi, descrivendo le caratteristiche principali di ognuno. Qui, ci occupiamo del celebre contratto a chiamata. Introdotto già 15 anni fa per cercare di limitare il lavoro nero, è stato solo leggermente modificato dal Jobs Act senza, però, essere rimosso. Nella semplificazione delle tipologie contrattuali, quindi, il contratto a chiamata (o a intermittenza) continua ad essere valido.

Contratto a chiamata e lavoro autonomo: una differenza sostanziale ed elementi fondamentali

Specifichiamo immediatamente che, nonostante la natura incostante e peculiare del contratto – per cui non c’è soluzione di continuità lavorativa -, si tratta pur sempre di un contratto di lavoro subordinato. Questo perché è unicamente il datore di lavoro a decidere i tempi e i modi (previsti dal contratto stipulato) di impiego del soggetto dipendente. Differisce, pertanto, dal lavoro autonomo, dove il possessore della partita IVA non è contrattualmente vincolato e dispone di maggior flessibilità, oltre a dover pagare autonomamente i contributi sulle fatture emesse.

  • Il contratto a chiamata può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Tuttavia, si specifica la discontinuità del rapporto di lavoro.
  • Come di consueto, va specificata la retribuzione oraria e/o stipendio e l’eventuale indennità di disponibilità.
  • Considerata la peculiare natura del rapporto, deve essere specificato anche il preavviso necessario da parte del datore di lavoro nei confronti del dipendente subordinato; non solo: va inclusa anche la modalità di preavviso.
  • Nel contratto va ovviamente inserita il luogo di lavoro e le modalità di svolgimento. In definitiva: quali sono le mansioni che dovrà svolgere il dipendente in caso di chiamata da parte del datore di lavoro.
  • Ove necessario, vanno specificate anche le misure di sicurezza a tutela del lavoratore
  • È possibile chiedere giorni di malattia, previo avviso tempestivo al datore di lavoro e dopo l’esito della visita dei controlli e verifiche del medico fiscale. Una fattispecie che si estende anche alla maternità.
  • Ferie e permessi si maturano in funzione dei giorni di lavoro cumulati, essendo un rapporto di lavoro subordinato e che, pertanto, garantisce maggiori diritti rispetto al rapporto basato sul pagamento in voucher.

Contratti a chiamata con causale oggettiva o soggettiva: ecco la differenza

Attualmente, c’è un limite di età imposto dal contratto a chiamata con causale soggettiva: ovvero, bisogna avere meno di 24 anni (con l’obbligo di concludere il contratto e le attività entro il compimento del 25esimo anno d’età) o, in alternativa, più di 55 anni.

Nei casi in cui, invece, ci siano una reale necessità di prestazioni discontinue o intermittenti – così come stabilite dal CCNL – , si fa riferimento alla causale oggettiva.

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Durata del contratto a chiamata e limitazioni

Il datore di lavoro non può utilizzare il contratto a chiamata per sostituire lavoratori in sciopero. Inoltre, non è concesso a quei datori che abbiano provveduto a ridurre ore lavorative; a effettuare licenziamenti collettivi che siano finalizzati all’assunzione di dipendenti volti a svolgere le stesse mansioni, ma attraverso contratto a chiamata. Inoltre, il datore di lavoro deve garantire la sicurezza dei propri dipendenti e, pertanto, deve essere presente la valutazioni dei rischi in materia di sicurezza sul lavoro.

Per il dipendente, è possibile avere più di un contratto a chiamata, sempre e quando le due imprese non siano in competizione diretta e sempre che i giorni di disponibilità garantiti alle imprese non coincidano.

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ultima modifica: martedì, 21 Agosto 2018