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pubblicato: sabato, 8 settembre, 2018

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Licenziamento per giusta causa: quando avviene e i motivi

Legge 104: art. 3 comma 1, trasferimento lavoro

Licenziamento per giusta causa: quando avviene e i motivi.

Motivi licenziamento per giusta causa


Il licenziamento, in ambito lavorativo, è sempre una questione delicata. Esiste però il “licenziamento per giusta causa”. Ovvero quel tipo di congedo disciplinare dovuto a ragioni gravi e serie tali da non consentire nemmeno al lavoratore di finire la giornata. Risulta evidente che la causa dell’allontanamento definitivo di un lavoratore deve essere fondato e non un semplice capriccio del datore di lavoro. Ci sono diverse strade che portano a licenziare per una giusta causa. La legge italiana vieta infatti lo scioglimento di un contratto per ragioni infondata e per il semplice volere del datore.

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Licenziamento per giusta causa: ecco i possibili motivi

I possibili motivi per essere licenziati in tronco e senza preavviso sono per motivi disciplinari oppure per giustificato motivo oggettivo. Quello disciplinare è quello giustificato da un comportamento del dipendente che viola il contratto di lavoro. A seconda della gravità della violazione si distingue tra licenziamento per giusta causa e quello per giustificato motivo soggettivo (in questo caso è previsto il preavviso. L’azienda può scegliere di mandar via il proprio dipendente versandogli però l’indennità di preavviso).

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, invece, è quello legato a problemi dell’azienda, che possono essere la crisi, la cessione del ramo d’azienda, l’arrivo di una macchina che sostituisce il lavoro dell’uomo e così via. In tutti questi casi, però, prima del licenziamento è necessario procedere al cosiddetto repêchage (o «ripescaggio»). Il datore ha l’obbligo di verificare che il dipendente da licenziare non sia collocabile ad altre mansioni utili all’azienda, sempre che queste non siano già affidate ad altri dipendenti.

Licenziamento: quando si ha una giusta causa

Un licenziamento “per giusta causa” si ha nel momento in cui il datore di lavoro ha la certezza che il lavoratore abbia infranto il rapporto di fiducia che lega le due figure. Questa valutazione deve seguire diversi aspetti. Tra questi, la natura e la qualità del singolo rapporto; se un comportamento sbagliato ha provocato danni all’azienda. Se ad esempio il dipendente disobbedisce, volontariamente, alle mansioni che il datore gli impone. Oppure, altrettanto grave, l’abbandono del posto di lavoro.

Queste sono alcune delle possibili cause (oltre a quelle già citate) che possono portare il datore di lavoro a licenziare un dipendente.

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