21/09/2018

Diritto di recesso nel codice civile e di consumo. Come richiederlo

autore: Claudio Garau
diritto di recesso

Diritto di recesso nel codice civile e di consumo. Come richiederlo

La realtà delle transazioni commerciali, con l’avvento di internet, è diventata sempre più virtuale. Pertanto, un tema come quello del diritto di recesso è diventato ormai sempre più popolare. Di seguito cos’è il diritto di recesso e come esercitarlo nelle forme consentite dall’ordinamento giuridico.

Diritto di recesso: cos’è e a cosa serve

Il diritto di recesso, anche detto “di ripensamento”; è la possibilità data al consumatore – parte debole a livello contrattuale – di decidere, in modo unilaterale, di rompere il legame contrattuale con il venditore; ottenendo così la restituzione del prezzo o revocando l’ordine effettuato.

Tale istituto del diritto civile è regolato oggi dall’impianto normativo costituito dalle norme specifiche contenute nel Codice Civile e nel Codice del Consumo. Queste hanno la finalità di tutelare il consumatore; soprattutto, a fronte di tecniche di vendita spesso oggettivamente aggressive.

Questo tipo di diritto ha però delle limitazioni; infatti, il legislatore ha previsto che il consumatore può esercitarlo solo in caso di compravendita di beni e servizi a distanza o fuori dai locali commerciali. Nel caso in cui, invece, la transazione sia conclusa in negozio o altro locale commerciale del professionista, il diritto di recesso non è consentito; salvo che il venditore lo ammetta.

Chi può esercitare il diritto di recesso

Nello specifico, il diritto di recesso spetta al mero consumatore finale; è irrinunciabile e non assoggettabile a penali o limitazioni. Il consumatore non è tenuto a fornire spiegazioni al professionista circa i motivi della rottura del patto contrattuale. Ciò significa che in questo campo il concetto di giusta causa non è applicabile.

Tuttavia, nel caso in cui la parte debole del contratto effettuasse la transazione commerciale con partita IVA, verrebbe considerato cliente professionista e non consumatore finale; quindi, non assoggettato alla disciplina favorevole del diritto di recesso.

Le modalità di esercizio e i tempi del diritto di recesso

Il consumatore può recedere, senza obbligo di fornire alcuna motivazione, dando una comunicazione scritta al venditore con raccomandata con avviso di ricevimento; questa poi dovrà pervenire entro dieci giorni lavorativi dalla data di stipula del contratto – in caso di fornitura di servizi – o di consegna del prodotto – in caso di beni.

Nel caso in cui il professionista non abbia fornito idonee informazioni sul diritto di recesso o queste siano incomplete o errate, il termine è calcolato dal momento in cui il consumatore riceve tali notizie. Inoltre, in questa ipotesi, il termine è prorogato a sessanta giorni per contratti negoziati fuori dai locali commerciali; a novanta giorni per contratti a distanza.

Conseguenze del diritto di recesso

Dunque, è chiaro che il consumatore avrà diritto anche alla restituzione della cifra pagata al professionista – al netto però delle spese di consegna e rispedizione che gravano sempre sulla parte debole – soltanto quando il venditore avrà controllato la merce e verificato l’integrità e la corrispondenza a quanto venduto. Quest’ultimo poi sarà tenuto al rimborso (sempre gratuito) del prezzo entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di recesso.

SEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOK E TWITTER

PER RIMANERE AGGIORNATO ISCRIVITI AL FORUM

Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
    Tutti gli articoli di Claudio Garau →