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pubblicato: giovedì, 27 settembre, 2018

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Jobs Act incostituzionale: indennizzo è illegittimo, gli articoli 4 e 35

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Jobs Act incostituzionale: non bastano le modifiche del Decreto Dignità

La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’indennità prevista dal Jobs Act in caso di ingiusto licenziamento. Tuttavia, neanche le modifiche previste dal Decreto Dignità basteranno a mettere una pezza sulla questione, perché hanno lasciato in gran parte intatto l’impianto della legge.

Ad esempio, per le aziende oltre i 15 dipendenti, il provvedimento renziano istituiva un’indennità che andava da 4 fino a 24 mensilità. Il decreto ha aumentato il minimo a 6 e il massimo a 36, ma non ha modificato il metodo di calcolo dell’indennità, basato sull’anzianità. Ed è quest’ultimo punto, per la Consulta, ad essere illegittimo.

Ad essere incriminato dai giudici l’articolo 3 del Jobs Act. È quello che, appunto, riguarda il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nello specifico quando prescrive, per un lavoratore licenziato in modo ingiustificato, una rigida determinazione dell’indennitàdue mensilità per ogni anno di servizio. Su che basi si muove, allora, la decisione dei magistrati?

Prevedere un’indennità crescente avendo come parametro la sola anzianità di servizio va contro i principi di ragionevolezza e uguaglianza imposti dalla carta fondamentale. Insomma, su questo punto il Jobs Act infrange le tutele garantite dagli articoli 4 e 35 della Costituzione. Il primo è quello che, riassumendo molto, dice “tutti i cittadini hanno diritto al lavoro”; il secondo recita: “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni”.

Jobs Act incostituzionale: aumento dei contenziosi?

Ora, il minimo e il massimo dell’indennità resterà quella stabilità dal Decreto Dignità ma l’importo finale sarà stabilito caso per caso. In breve, la decisione in merito spetterà al giudice, proprio quello che il Jobs Act voleva evitare per aumentare la flessibilità in uscita. Almeno questo l’effetto immediato della decisione della Consulta. Dunque, potrebbe determinarsi un aumento dei contenziosi nei tribunali del lavoro secondo gli addetti ai lavori. D’altro canto, l’impressione è che nel giudizio ci si indirizzerà verso una “conferma” dei criteri aboliti.

Nel 2017 sono stati avviati 20.580 procedimenti nel settore privato; -8% rispetto al 2016. Alla fine dell’anno scorso nel primo grado di giudizio risultavano 17.724 fascicoli aperti; erano più di 19mila l’anno precedente.

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