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pubblicato: martedì, 9 ottobre, 2018

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Aumento stipendio dei docenti a rischio, il comunicato Anief

Aumento stipendio docenti a rischio, ecco il comunicato dell'ANIEF. NoiPa cedolino arretrati scuola e forze armate

Aumento stipendio dei docenti a rischio, il comunicato Anief.

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Risale ad appena un giorno fa il comunicato dell’Anief -Associazione Nazionale Insegnanti ed Educatori, cioè una ONLUS che tutela docenti e ricercatori- inerente all’aumento stipendio dei docenti. Accanto al reddito di cittadinanza e alla quota 100, previste dalla legge di Bilancio 2018, è fondamentale tenere in considerazione anche i lavoratori.

Aumento stipendio: cos’è la nuova legge di Bilancio 2019

La nuova legge di Bilancio che entrerà in vigore nel 2019 incorpora la Legge di Bilancio e la Legge di Stabilità (in vigore dal 2009 al 2016) e definirà gli obbiettivi finanziari da perseguire nei prossimi 3 anni. Deve essere presentata in Parlamento entro il 15 ottobre dell’anno corrente. Entro circa un mese dalla presentazione del DEF (Documento economico e delle finanze), che aveva come termine ultimo di presentazione il 27 settembre.

Oltre alla riforma delle pensioni (quota 100, 38 anni minimi di contribuzione e 62 di anzianità), al reddito di cittadinanza e ai ritocchi alle detrazioni e agevolazioni, l’Anief chiede che si trovino subito i 4 miliardi necessari a non perdere i mini-aumenti in busta paga. Ovvero quelli appena ricevuti dagli Statali che percepiscono fino a 26 mila euro. Complessivamente 30 miliardi per allineare tutti gli stipendi pubblici all’inflazione. Quest’ultima è cresciuta di 20 punti negli ultimi dodici anni.

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Aumento stipendio: parla Pacifico, il presidente nazionale dell’Anief

Secondo il presidente Marcello Pacifico, la manovra di bilancio trascura i dipendenti pubblici. E considera soltanto chi non lavora e chi si approccia all’età pensionistica. Si parla di buste paga nette dei dipendenti pubblici sui 1.500 euro e mediamente il loro assegno per la pensione potrebbe non superare i 750-800 euro. Una somma simile a quella che oggi, attraverso il reddito di cittadinanza, si vuole destinare a chi non ha lavorato.
Gli aumenti arrivati nel 2018, dopo un decennio di blocco contrattuale, devono essere integrati con 4 miliardi da subito. Ciò al fine di evitare con il nuovo anno la riduzione degli stipendi di coloro che percepiscono meno di 26 mila euro. Ma in tutto occorrono 30 miliardi, per portare le buste paga di chi opera nella PA almeno sopra il tasso d’inflazione.

Aumento stipendio: è possibile un recupero dell’inflazione?

Gli arretrati derisori conferiti al personale della scuola per il 2016 e il 2017, a seguito del rinnovo contrattuale dell’aprile scorso e gli 80 euro dati per il 2018 a titolo perequativo dimostrano come gli attuali stipendi siano miseri e lontani dal recupero dell’inflazione. Anzi, potrebbero persino scomparire nel 2019. A meno che non si trovino 2 miliardi per coprirne l’erogazione come a tutti gli statali (600 mila tra docenti e Ata), a cui se ne devono aggiungere almeno altri 2 miliardi per garantire il bonus di 80 euro.

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