pubblicato: giovedì, 4 Ott, 2018

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Omicidio Lidia Macchi: Stefano Binda va in Appello dopo 31 anni

omicidio lidia macchi, il ricorso in appello di stefano binda

Omicidio Lidia Macchi: Stefano Binda va in Appello dopo 31 anni

A sei mesi dalla sentenza in tribunale, che ha condannato Stefano Binda all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, è stato depositato alla Corte milanese il ricorso in appello. I legali di Stefano Binda, dopo la lettura della sentenza della Corte D’Assise di Varese lo scorso 24 aprile, avevano definito la decisione dei giudici “ingiusta e inaspettata” e a difesa della sua innocenza viene nuovamente posto il clamoroso caso sotto i riflettori.

Lidia Macchi: l’omicidio

La sera del 5 gennaio 1987 la giovane studentessa Lidia Macchi era uscita per andare a trovare un’amica all’ospedale, ma non vi è mai arrivata. Dopo essere rimasta almeno due ore in balia del suo assassino, venne trucidata con 29 coltellate nelle vicinanze dell’ospedale di Cittiglio, a Varese. Il corpo venne vegliato dall’omicida probabilmente tutta la notte. Chi è l’assassino? C’è una certezza: quella sera Stefano Binda -amico di Lidia e con lei membro di Cl- sale sulla Fiat Panda di Lidia, e da quel momento lei sparisce.

L’auto viene trovata la mattina dopo alle 9:00, dal testimone Altorige Senigallia, al Sass Pinì, luogo macabro frequentato da coppiette e tossici. Secondo la ricostruzione, dentro l’auto c’è già il corpo senza vita di Lidia, coperta da dei cartoni da un uomo che viene visto la mattina successiva l’omicidio correre via nel bosco. È Stefano, che torna sul luogo dell’omicidio e fugge, accortosi di essere intravisto.

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Lidia Macchi: la riapertura del caso

Sono state depositate lo scorso 21 luglio circa 200 pagine che hanno ricostruito i fatti dalle prime indagini fino al rinvenimento del corpo di Lidia. Si rimette ora in discussione un giudizio che vede Binda in carcere a Busto Arsizio da due anni e mezzo, non senza supporto morale ed economico da parte di amici e membri dell’associazione culturale “Magre sponde”, di cui ne era parte attiva ed organizzativa.

I legali di Binda, Patrizia Esposito e Sergio Martelli, fanno leva sulla fatidica questione. Cosa ci faceva Stefano Binda nel parcheggio fuori dall’ospedale di Cittiglio la sera del 5 gennaio 1987? Secondo le motivazioni della sentenza Binda si trovava nei pressi del parcheggio dell’ospedale perché voleva acquistare della droga e si era recato davanti al SERT (SERvizi per le Tossicodipendenze) di Cittiglio.

Ma la Esposito spiega: “Peccato che lì, nel 1987, il SERT non c’era”; non c’era perché è stato istituito con la legge 162 del 1990. Inoltre, il trasferimento del servizio di sostegno ai tossicodipendenti in via Marconi 40 avvenne solo nel 1997, cioè esattamente dieci anni dopo i fatti; negli anni ’80, il servizio tossicodipendenze era presente a Cittiglio, ma in un’altra parte dell’ospedale.

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