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pubblicato: mercoledì, 17 ottobre, 2018

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Pensione invalidità Inps negata: ricorso per averla, come si attua?

Pensione invalidità negata ricorso

Pensione invalidità Inps negata: ricorso per averla, come si attua?

Ricorso pensione di invalità negata


Così come può essere riconosciuta, la pensione di invalidità può anche essere negata. A esprimere questo parere ci pensa l’apposita commissione medica. Questa valuterà la sussistenza dell’inabilità che impedisce il regolare svolgimento dell’attività professionale, ma anche delle pratiche della vita quotidiana e ne quantificherà la percentuale.

Chi possiede una invalidità civile ha diritto ad alcuni benefici, non solo economici. Come scritto sopra, però, la pensione di invalidità civile può essere anche negata dopo la visita della commissione medica. Tuttavia, in questa eventualità, è possibile fare ricorso.

Lo stato di invalidità civile è una condizione che svantaggia il soggetto sia in un contesto lavorativo sia in quello della vita di tutti i giorni. L’invalidità civile, causata da una patologia o un deficit psichico, fisico o intellettivo, deve essere riconosciuta dalla commissione medica chiamata alla valutazione.

Pensione invalidità: percentuali e benefici

Considerando i soggetti compresi nella fascia di età 18-65 anni andiamo a elencare i principali benefici previsti in base alla percentuale di invalidità riconosciuta.

  • Fino al 33%: non invalido;
  • 34-45%: protesi e ausili concessi gratuitamente;
  • 46-49%: collocamento mirato;
  • 50-66%: congedo straordinario per cure (in base al CCNL di riferimento);
  • 67-73%: esenzione parziale dal pagamento del ticket per visite specialistiche e diagnostica strumentale. Tale agevolazione può variare in base alla disciplina locale di riferimento.
  • 74-99%: assegno mensile previo rispetto dei requisiti;
  • 100%: pensione di inabilità;
  • 100% e impossibilità a deambulare o necessità di assistenza continuativa. Pensione di inabilità più indennità di accompagnamento.

I benefici sopra riportati sono cumulativi. Per fare un esempio, chi ha il 54% di invalidità ha diritto a protesi e ausili gratis, collocamento mirato e congedo straordinario per cure.

Naturalmente anche per pensionati e minorenni è disponibile la richiesta della pensione di invalidità. Basterà dimostrare l’incapacità di svolgere regolarmente le azioni della vita quotidiana a causa della patologia invalidante.

Pensione invalidità: domanda e commissione medica

Per richiedere la pensione di invalidità occorrerà inizialmente recarsi dal proprio medico di base. Quest’ultimo deve redigere il cosiddetto certificato medico introduttivo: in questo sarà definita la patologia invalidante. Il certificato va poi trasmesso all’Inps, che procederà al dovuto accertamento medico tramite apposita commissione affiancata da un medico dell’Istituto. Alla commissione spetterà il parere finale su quanto l’eventuale patologia invalidante influisca sullo svolgimento dell’attività lavorativa e sulle azioni della vita quotidiana, stabilendo alla fine la relativa percentuale di invalidità.

La valutazione della commissione medica si baserà sulla eventuale patologia invalidante, seguendo le tabelle allegate al Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1992, in cui per ogni patologia è associata una percentuale o una soglia di percentuale di invalidità. Anche la documentazione che il soggetto richiedente lo stato di invalidità potrà rappresentare un supporto importante per la definizione del parere della Commissione, che alla fine stabilirà se il soggetto è invalido per almeno 1/3 oppure no.

Invalido al 75%: requisiti e importo assegno.

Pensione invalidità negata: come fare ricorso

La commissione può infatti negare lo stato di invalidità del soggetto o riconoscere una percentuale minore a quella che il soggetto si aspettava. In questa eventualità la persona può presentare ricorso presso il tribunale territorialmente competente entro 6 mesi dal giorno in cui è stato notificato il verbale di esito della visita.

La procedura del ricorso richiede di fatto, tramite assistenza legale, la richiesta di una nuova visita fatta da un medico legale, il cosiddetto CTU (consulente tecnico d’ufficio). Quest’ultimo sarà incaricato dal giudice di effettuare il nuovo accertamento. Tale seconda visita si chiama “accertamento tecnico preventivo” e si svolge davanti ad altri consulenti tecnici di ufficio, per entrambe le parti. Quindi si dovrà attendere un determinato lasso di tempo per avere il parere finale del CTU comprensivo delle osservazioni di entrambe le parti (Inps e soggetto richiedente).

Se viene data ragione al soggetto l’Inps sarà chiamata a pagare la prestazione entro i successivi 4 mesi, a meno che non si voglia contestare la relazione finale del CTU tramite ricorso giudiziario. Invece, nel caso in cui la visita del CTU dia ragione all’Inps, anche il soggetto avrà la possibilità di effettuare un ulteriore ricorso, ma stavolta entro 30 giorni dall’esito finale della seconda visita. Si potrà dunque richiedere una nuova consulenza tecnica, mentre la decisione finale sulla invalidità (e relativa percentuale) spetterà al tribunale.

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