pubblicato: lunedì, 8 Ott, 2018

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Simonetta D’Alessandro è morta: chi era il giudice e carriera

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Simonetta D’Alessandro è morta: chi era il giudice e carriera

E’ stata trovata morta nella sua casa al centro di Roma, il magistrato Simonetta D’Alessandro, donna valorosa e piena d’umanità che operava nel foggiano.

Simonetta d’Alessandro: l’addio

Nel pomeriggio di sabato, il figlio, non avendo più sue notizie e non avendo ricevuto risposte alle chiamate, ha dato l’allarme recandosi alla stazione Prati dei carabinieri. Il corpo di Simonetta d’Alessandro è stato trovato senza segni di violenza né sono stati trovati segni di effrazione in casa. Si ipotizza quindi che sia stata colta da un malore improvviso. E’ stata una morte completamente inaspettata, che ha scosso la città di Foggia. Qui ha mosso i suoi primi passi nella carriera forense fino a divenire giudice.

Simonetta d’Alessandro: la storia

La giudice era sempre sorridente e tra le figure più apprezzate degli uffici giudiziari di piazzale Clodio. Originaria di Foggia ma laureata a Pavia, la donna aveva alle spalle una lunga carriera. E’ stata il giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di arresto per 32 membri del clan Spada lo scorso gennaio. Recentemente, però, si era occupata anche delle vicende penali dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini e del cognato Giancarlo Tulliani, delle tangenti sui campi rom e in passato di terrorismo e Brigate rosse nonché della morte del banchiere Roberto Calvi. Da qualche mese era presidente della X sezione penale del tribunale.

Simonetta d’Alessandro e il caso Marcone

A lei è legato il ricordo di Francesco Marcone, dirigente dell’Ufficio Registri di Foggia che il 31 marzo 1995 venne freddato con due proiettili nella sua abitazione. Fu lei a firmare la prima richiesta di archiviazione del caso. Daniela Marcone, la figlia della vittima  e vicepresidente di Libera, ricorda così la d’Alessandro;

Eravamo sconvolti, avevamo dieci giorni per opporci e non ci era stata neanche rilasciata copia della documentazione. Erano tempi diversi per le vittime, in cui la giustizia non aveva la stessa attenzione e tutela che riserva oggi, a seguito di direttiva europea. 

Il pm era la nostra garanzia e non si era abituati a familiari che volevano leggere, approfondire. Ricordo che ci riunimmo in una stanzetta del Tribunale. Eravamo confusi. Fu lei, tramite Oreste De Finis, nostro amico fraterno in questa battaglia, a chiedere di incontrarci.

Aveva firmato in quanto gip la richiesta di archiviazione ma ci volle rasserenare, dire che la giustizia stava lavorando, che dovevamo credere in ciò che si stava facendo. Non ci rivelò mai nulla, sia chiaro, era molto professionale nel suo lavoro e rigorosa, ma in quel momento volle trasmetterci vicinanza emotiva. Spronandoci ad avere fiducia. Ebbe rispetto del nostro dolore, in quegli anni difficilissimi mi colpì l’umanità di quella donna”.

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Simonetta d’Alessandro: il ricordo

“Di lei ricordo la sua straordinaria intelligenza, l’immensa umanità ma anche il grande rigore nell’applicazione della legge: non faceva sconti a nessuno, era empatica ma anche una severa figura di garanzia: credeva nello Stato, nel diritto, nelle leggi. Ed invitava ad avere fiducia nella giustizia”. Così la ricorda l’avvocato Oreste de Finis, amico di gioventù di Simonetta d’Alessandro, che la conobbe quando era molto giovane.
“Come l’ho conosciuta? Non potevi non notarla quando passava. Era solare, giunonica, vitale. Qualità che non ha mai nascosto o tentato di mortificare, perché lei era così: una donna coraggiosa e libera.[…] “Penso che nella vita qualunque cosa avesse deciso di fare, ci sarebbe riuscita. Era una studiosa ed aveva quella empatia che le consentiva di leggere al di là degli aspetti giuridici”.

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