Pubblicato il 30/10/2018

Mobilità docenti 2019-2022: domanda e scuole, cosa cambia

autore: Gloria Sahbani
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Mobilità docenti 2019-2022: domanda e scuole, cosa cambia

Cambiamenti in arrivo per il mondo della scuola, in particolare per i docenti e la mobilità a cui sono soggetti. Il triennio scolastico, che riguarderà il periodo dal 2019 al 2022, avrà nuove regole.

Mobilità docenti oggi

Il contratto del 2018/2019, proroga di quello dell’anno passato, prevede una domanda di mobilità territoriale provinciale e interprovinciale. E’ possibile inserire fino a 15 preferenze  per la scuola dell’infanzia, primaria e per la scuola secondaria di I e II grado.  Questa va presentata online in modello unico.

Attualmente ogni aspirante docente potrà esprimere fino a quindici preferenze di cui al massimo cinque scuole con una unica domanda. Ai sensi dell’art.6, comma 1, del CCNI dell’11 aprile 2017, le preferenze saranno sia di ambiti diversi che del proprio ambito, sia per la mobilità interprovinciale che per quella interprovinciale; in tale ultimo caso sarà possibile esprimere anche codici sintetici delle province.

Secondo il comma 5 del suddetto art.6 del CCNI mobilità, vale la regola dell’ordine delle preferenze espresse nel modello di domanda, il docente soddisfatto in una preferenza di scuola acquisisce la titolarità su scuola, il docente soddisfatto nella preferenza su ambito acquisisce la titolarità su ambito.

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Mobilità docenti: cosa potrebbe cambiare

Nei seguenti periodi scolastici 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 la nuova mobilità avrà delle regole valide per tutto il triennio.  Il futuro contratto prevederà l’abolizione degli ambiti e le preferenze sulla scuola dovrebbero essere più delle 5 attuali. Si concede così la possibilità di poter esprimere, nel modello di domanda di trasferimento, più di 5 preferenze su scuola.

Presumibilmente prevista anche l’abolizione della titolarità su ambito dei docenti che avranno tutti una titolarità su scuola. Tra i cambiamenti radicali potrebbe attuarsi l’abolizione dei codici di ambito territoriale e la contestuale reintroduzione dei codici sintetici dei comuni e distretti, oltre naturalmente, per la mobilità interprovinciale, i codici delle province.

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