Pubblicato il 01/11/2018

TP intervista Dario Corallo: il giovane che sfida i big del Pd

autore: Federico Gonzato
dario corallo

TP intervista Dario Corallo: il giovane che sfida i big del Pd

C’è discussione all’interno del Partito Democratico, ed anche i giovani fanno esperimenti. “Prima di ufficializzare la mia candidatura, ho provato a fare un gioco: stare quattro mesi fuori dai social. La prima settimana è un qualcosa che ti sembra impossibile, ti senti castrato. La seconda è già meglio: cammini a testa alta, incontri gli sguardi delle persone, parli con loro, conosci le loro storie. Ma soprattutto impari ad ascoltare. Sì, ascoltare, quello che fino ad oggi il Partito Democratico con la sua dirigenza non ha fatto minimamente”. Un esperimento interessante ed inusuale. Ed è tanto più suggestivo se a confessarcelo è, per l’appunto, uno dei candidati alla segreteria del PD.

Non è però un candidato qualunque. Bensì, è quello che da tutti è considerato l’outsider: il giovane che sfida i big del partito. Si chiama Dario Corallo, 30 anni, di Roma, una laurea in filosofia. Di lui avevamo già parlato qualche mese fa guardando alla sua biografia, toccando alcuni punti del suo programma.

Dario Corallo: il racconto del Forum PD e la corsa alla segreteria

Tra sabato e domenica, a Milano, nel Mall sotterraneo sotto i grattacieli di Porta Nuova, si è svolto il Forum del Partito Democratico. E tra i Boccia, i Franceschini, gli Orlando e i Martina, c’era anche lui. Della due giorni PD si è detto molto in questi giorni, tanto che nessuno alla fin fine ha capito veramente cosa succederà. Fatta eccezione per la data dell’11 novembre, per la quale è fissata  l’Assemblea nazionale, il resto è nebuloso. “Come comitato che promuove la mia mozione stiamo raccogliendo le firme. Anzi, le pre-firme, quindi una sorta di promessa a firmare un modulo che ancora non ci è stato fornito”, ci confida lo stesso Corallo, che abbiamo raggiunto telefonicamente.

Tutto si deciderà dopo l’Assemblea nazionale, e da lì si partirà con la fase propedeutica al vaglio degli iscritti, ovvero la raccolta delle firme citata da Corallo. Come recita lo statuto del PD, “per essere ammesse alla prima fase del procedimento elettorale, le candidature a Segretario devono essere sottoscritte da almeno il dieci per cento dei componenti dell’Assemblea nazionale uscente o da un numero di iscritti compreso tra millecinquecento e duemila, distribuiti in non meno di cinque regioni”.

La strada per Corallo non è certo semplice. “Ci autofinanziamo, facciamo tutto con soldi nostri. A differenza degli altri non abbiamo né fondazioni che ci sostengono, né gruppi ingenti di persone che ci finanziano la campagna”, prosegue il 30enne romano.

Corallo vuole andare fino in fondo. Nonostante i dubbi sui risultati del Forum dello scorso weekend. “Da un lato, l’occasione è stata molto bella, in particolare per la possibilità di ritrovare amici e compagni con cui non parlavo da un po’. Dall’altro, però, mi pare sia cambiato poco rispetto ai soliti appuntamenti”, ammette il giovane candidato. È l’intera logica che sta alla base del Forum a non convincere Corallo. “La forma è stata quella già vista, con una serie di interventi preconfezionati. Sono stati creati anche dei tavoli di lavoro su vari temi, ma alla fin fine la partecipazione è stata solo una parvenza”.

Su questo, il giovane romano parla di una “radicalità solo a parole”. Una critica che emerge chiaramente dalla parole del candidato. In breve: attualmente si chiede al PD di adottare misure radicali per recuperare il suo popolo, anche se in realtà, ad essere radicali, ad oggi, sono solo i toni. Che appunto non bastano. “Perché è il messaggio che deve essere radicale”, incalza Corallo.

Il tutto, è allarmante ancor più se si considera una persistente sordità del gruppo dirigente dem nei confronti della base del partito. “Ho partecipato al tavolo sulle donne – ci racconta Corallo -; i militanti mi hanno riconosciuto come uno dei candidati alla carica di segretario e mi guardavano come fossi un marziano. Tutto ciò perché, alla fin fine, nessuno degli altri candidati si è visto ad alcuno dei tavoli tematici”.

Corallo poi rileva ancora un’assenza di presa di responsabilità della débâcle del 4 marzo e, più in generale, del vertiginoso crollo nei consensi in cui è  incappato il Partito Democratico. “Domandiamoci quanti sono gli operai o i lavoratori precari che trovano spazio in Parlamento tra le fila del nostro partito. Ovviamente, la risposta è zero. E ai Forum come quelli di sabato e domenica invitiamo rappresentanti di tutte le categorie, ma solo per fare un po’ di scena con interventi studiati a tavolino”.

E dunque che fare? Come cambiare il PD, come riconquistare i delusi? Corallo rifiuta il concetto di rottamazione. “Il renzismo ha fallito perché lo stesso concetto di rottamazione che portava con sé era sbagliato. Si diceva: voi, vecchia classe dirigente, dovete andarvene perché siete lì da troppo tempo, siete dei dinosauri, non avete più nulla da dire. Ma la logica di questo ragionamento non funziona”. Il motivo è semplice: “La vecchia classe dirigente – prosegue sempre Corallo – deve andarsene non tanto perché è vecchia, ma perché ha fatto degli errori e deve assumersene le responsabilità. Se ammettiamo che un dirigente deve lasciare solo per l’età anagrafica, escludiamo ogni presa di responsabilità su quanto fatto da parte della stessa persona”.

E infatti, la rottamazione renziana è fallita. “Ve lo ricordate Renzi che nel 2013 sbraitava contro gli Zingaretti, i Boccia e i Franceschini? Beh, ora sono tutti ancora lì, e la cosa buffa e paradossale è che alcuni di loro adesso si candidano alla segreteria del Partito”.

Le dimissioni di Maurizio Martina e il mancato accordo con i 5 stelle

La notizia principale del Forum PD è però quella delle dimissioni del segretario reggente Maurizio Martina, le quali aprono di fatto la corsa alla segreteria. Anche su di lui, Corallo ha un giudizio tranchant. “Mi dispiace per Martina, non è una questione personale, ma anche lui ha fatto parte di quella classe dirigente che ha portato a questo stato il partito. Dopo il 4 marzo, abbiamo passato giorni su giorni a convocare assemblee dove all’ordine del giorno c’erano le dimissioni del segretario, poi Renzi si trincerava e saltava tutto, e Martina era allora il suo vice-segretario”. E continua: “Siamo andati avanti così per settimane, lasciando che il dibattito sulla formazione del Governo venisse preso in mano dalla Lega. Ricordiamocelo, la Lega alle elezioni ha preso comunque meno del PD. Tuttavia, avendole lasciato carta bianca nel dialogo coi Cinquestelle ora sembra che abbia preso il 30%”.

Detto ciò, Corallo fa notare un principio costituzionale che forse in questi ultimi tempi si è scordato: “Siamo in una democrazia parlamentare, dunque, se non c’è una larga maggioranza, i governi si formano in seguito ad un dialogo che deve comprendere tutte le forze politiche. Noi del PD ci siamo tirati indietro a prescindere. Perché sull’ipotesi di governo col M5S i nostri elettori e la nostra base non sono stati consultati? La SPD in Germania l’ha fatto. Prima di raggiungere l’accordo con la Merkel ha indetto un referendum tra gli iscritti per capire quale fossero i sentimenti della base”.

C’è rammarico nelle parole di Dario Corallo? Lui glissa: “Il rammarico non è una categoria del politico. Non possiamo ragionare con i “se” e con i “ma”. Quello che rilevo è che a suo tempo si è fatta, forse in mala fede, una confusione in termini. Non si trattava di allearsi coi Cinquestelle, dato che le alleanze si fanno in chiave elettorale. Ci sarebbe stata semmai la possibilità di fare un accordo su dei punti chiari”.

L’analisi della situazione socio-economica e un consiglio alla dirigenza PD

La telefonata con Corallo prosegue fino a toccare l’analisi del presente economico e sociale. “Non ci siamo resi conto che come Partito Democratico abbiamo trascurato il lavoro. Ho passato giorni e giorni dopo il 4 marzo ad analizzare i flussi di voti. Ci votano i dipendenti pubblici, le casalinghe senza figli, gli autonomi e i pensionati. Ora, l’idea che ci votino solo le classi agiate non è corretta. I pensionati sappiamo bene che non se la passano tutti benissimo. Semmai, ci votano quelli che non vivono direttamente le dinamiche del mercato del lavoro”.

E continua: “La casalinga che vede il figlio che non riesce a trovare lavoro, il precario che vede a rischio la sua occupazione, il giovane che va all’estero non perché fa figo ma perché qui in Italia si fa una fatica pazzesca, ecco, noi ce li siamo dimenticati”. Corallo fa dunque l’esempio della NASPI, l’indennità mensile di disoccupazione. “Ho un fratello che fra poco terminerà il periodo sotto “l’ombrello” della NASPI. Concluso questo periodo tornerà però ad essere in balia di un mercato del lavoro che garantisce zero certezze”.

Infine, “cosa mi sentirei  di consigliare ai dirigenti del PD? Beh, sostenetemi. E per farlo basta una cosa semplice: lasciare il testimone e farsi da parte, veramente. Non serve ritirarsi e darsi alla vita monastica, sia chiaro, – continua Corallo – ma esiste la figura tanto trascurata, ma altrettanto vitale, del militante. Valorizziamo dunque i militanti, magari senza metterli a spazzare le vie di Roma indossando delle magliette gialle”.

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Autore: Federico Gonzato

Veronese, classe 1995. Nel luglio 2017 si laurea con lode in Scienze politiche all'Università di Padova. Studia Mass media e politica presso l'Università di Bologna - Campus di Forlì. Appassionato di giornalismo politico e società, segue l'attualità e il dibattito politico interno. Amante della lettura e della pallavolo, milanista nostalgico. Per Termometro Politico mi sono occupato di politica interna. Ora scrivo di Esteri, in particolare di politica d'Oltre Manica.
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