pubblicato: giovedì, 8 novembre, 2018

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Jobs act incostituzionale: anzianità non basta, la sentenza

Jobs act incostituzionale anzianità non basta, la sentenza

Jobs act incostituzionale: anzianità non basta, la sentenza

Jobs act e decreto dignità incostituzionali. La Corte Costituzionale con sentenza n. 194/2018  ha contestato il meccanismo del risarcimento automatico in caso di licenziamento ingiustificato. In particolare il criterio basato esclusivamente sull’anzianità. E così rimette al giudice una più congrua valutazione dell’importo del risarcimento. Lo stesso non dovrà dunque più tenere solo conto degli anni di anzianità. Già a settembre vi avevamo parlato dell’argomento che certamente susciterà l’interesse di moltissimi lavoratori. Qui a disposizione il testo integrale della sentenza della Corte Costituzionale n. 194/2018 depositata in data 8 novembre 2018.

Jobs Act, l’oggetto della sentenza della Corte Costituzionale

Qual’è la norma a cui si riferisce la sentenza? La norma con cui veniva disciplinata la materia dell’indennizzo per licenziamento senza giustificato motivo in un contratto di lavoro a tempo determinato a tutele crescenti.

Il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità’.

Il decreto dignità, pur portando le mensilità da 6 a 36 massime, non ha modificato l’impostazione.

Jobs Act, Corte Costituzionale: esigenza di personalizzazione del danno seguito al licenziamento ingiustificato

La determinazione del risarcimento dovrà dunque tenere conto di criteri “desumibili in chiave sistematica dall’evoluzione della disciplina limitativa dei licenziamenti, numero dei dipendenti occupati, dimensioni dell’attività economica, comportamento e condizioni delle parti”.

Secondo la Corte la norma rende l’indennità eccessivamente “uniforme. indipendente dalle peculiarità e dalla diversità delle vicende dei licenziamenti intimati dal datore di lavoro, venendo meno all’esigenza di personalizzazione del danno subito dal lavoratore, anch’essa imposta dal principio di eguaglianza”.

In pratica nella determinazione del risarcimento, oltre al numero di anni di anzianità, il giudice potrà tenere in considerazione il  numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’attività economica ma anche il comportamento e le condizioni delle parti”.

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