pubblicato giovedì, 3 Gennaio 2019

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Shutdown Usa: cos’è, i precedenti storici

Shutdown Usa: cos'è, i precedenti storici
Shutdown Usa: cos’è, i precedenti storici

Non c’è ancora accordo tra il presidente americano Donald Trump e la Camera dei Rappresentanti sul come mettere fine all’attuale “shutdown”. Di che si tratta? E quali sono state le altre volte nella storia in cui si è verificato?


Shutdown Usa: cosa prevede?

Lo shutdown, letteralmente “arresto”, “spegnimento”, è sinonimo del blocco di tutte le attività amministrative degli Stati Uniti. È una procedura delineata dall’Antideficiency Act, promulgato nel 1870 e più volte emendato, l’ultima volta nel 1982. Questo prevede che nel momento in cui non ci sia accordo tra Presidenza e Congresso sui finanziamenti da destinare ai vari Ministeri, questi di fatto fermano la loro attività. Ciò avviene fino a quando non si trova un nuovo accordo tra il Congresso e il Presidente.

Fulcro dello scontro odierno è la richiesta di Trump al Congresso di destinare 5,6 miliardi di dollari al finanziamento del muro al confine con il Messico. Questa è, come noto, una delle principali promesse elettorali di Donald Trump. La somma richiesta da Trump, a detta dello stesso tycoon, “non sarebbe una grande cifra”. Trump si è inoltre detto convinto che “il popolo americano pensa che io abbia ragione”.

Il Congresso è l’equivalente americano del nostro Parlamento. Una delle due aule, la Camera dei Rappresentanti, è in mano ai Democratici dopo il recente voto di midterm. Per i Democratici, che già guardano alle presidenziali del 2020, il tema non è oggetto di mediazione. Al momento non sembrano quindi in vista evoluzioni in mancanza di un passo indietro del presidente americano. Lo stallo porta così al rischio del cosiddetto shutdown. Questo è già in corso dal 22 dicembre dello scorso anno, ma è soltanto parziale, data la precedente approvazione dei bilanci di alcuni Ministeri.

Shutdown Usa: legge ed effetti

Lo shutdown può portare a conseguenze anche molto rilevanti. In passato si è verificato per ventuno volte, spesso per periodi di pochissimi giorni. La prima applicazione dell’Antideficiency Act risale al 1976. Eppure, è quello del 1980 il primo caso in cui non ci si limitò ad una interpretazione molto permissiva della legge. Il procuratore generale Civiletti stabilì che le uniche attività amministrative che avrebbero dovuto continuare sarebbero state quelle dotate di un «ragionevole e articolabile legame con la sicurezza della vita umana o la tutela della proprietà».

Ne conseguì la prassi di mandare in congedo non retribuito, tra gli altri, i lavoratori di numerose istituzioni pubbliche quali musei, uffici postali, istituzioni culturali, parchi, centri di ricerca medica. Con corollari bizzarri, quali ad esempio il divieto di controllare la propria casella di posta elettronica durante il periodo di assenza lavorativa.

Il più lungo momento di paralisi è stato di 21 giorni, nel 1995, anno in cui a Washington era insediato Bill Clinton. I finanziamenti relativi ad ambiti come la protezione dell’ambiente, l’educazione e la sanità pubblica all’interno del bilancio per il 1996 furono oggetto dello scontro tra Clinton e i Repubblicani, che ai tempi controllavano il Congresso.

Shutdown Usa: i numerosi precedenti

Ma tanti altri tra i presidenti Usa degli ultimi 40 anni, da Ford a Reagan, da Carter a Obama, hanno dovuto affrontare lo shutdown. Reagan dovette affrontare un compromesso rispetto alla spinosa questione del finanziamento ai Contras in Nicaragua. Bush senior, recentemente deceduto, dovette invece affrontare una opposizione interna ai Repubblicani. Punto critico, le nuove tasse inserite nella sua proposta di budget.

Nel 2013, durante l’arresto dovuto al conflitto in occasione del rifinanziamento dell’Obamacare, più di 700.000 lavoratori furono costretti ad astenersi dal lavoro. Secondo l’agenzia di rating Standard& Poor’s, nel 2013 lo “spegnimento” durato dal 1 ottobre al 17 ottobre 2013 provocò un calo dello 0,6% nella crescita dell’ultimo trimestre dell’anno.

A quasi un milione ammontano invece i lavoratori interessati da questo nuovo blocco, il terzo dell’era Trump. Il primo, all’inizio dello scorso anno, riguardò la proroga e il relativo finanziamento del programma DACA, relativo alla protezione dei minori entrati illegalmente negli Stati Uniti. Il secondo durò invece solo poche ore di un venerdì mattina di febbraio. Il terzo, tuttora in corso, è in lizza per diventare uno dei più lunghi nella storia del paese. Sempre che il prossimo venerdì, quando le due parti si incontreranno nuovamente, non si arrivi ad una tregua.

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