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Chi era Pawel Adamowicz, il sindaco assassinato a Danzica

Chi era Pawel Adamowicz, il sindaco assassinato a Danzica
Chi era Pawel Adamowicz, il sindaco assassinato a Danzica

Dopo alcune ore di agonia è venuto a mancare nella giornata di ieri Pawel Adamowicz, sindaco della città polacca di Danzica. L’uomo, noto per le sue posizioni liberali, era conosciuto soprattutto per le sue posizioni favorevoli ai diritti della popolazione LGBT, dei rifugiati e dei migranti.

Ciò lo aveva portato più volte ad aperti contrasti con il governo centrale del paese, guidato dal partito PiS (Diritto e Giustizia). La sua figura era simbolo dello scontro politico interno al paese. Dove, in un trend di portata ormai globale, i principali agglomerati urbani sono solitamente a maggioranza progressista e le zone rurali più di tendenza conservatrice.

Omicidio Pawel Adamowicz, le reazioni

Decine di migliaia di persone hanno risposto ieri al barbaro omicidio scendendo in piazza per le vie della città affacciata sul Mar Baltico. In una decina di altre città si svolgevano allo stesso tempo altri eventi commemorativi. Il presidente polacco Duda ha indetto un giorno di lutto nazionale. L’ex alleato di Adamowicz, ora presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk ha partecipato alla marcia di Varsavia.

Adamowicz era sindaco della città polacca da quasi due decenni. Danzica è nota per aver dato i natali a Solidarnosc, primo sindacato legale ai tempi del governo comunista. L’uomo è morto a causa di una serie di coltellate ricevute mentre stava presenziando ad un evento di beneficenza in diretta tv. Non sono bastate né una notte intera sotto i ferri né una raccolta di sangue che ha mobilitato l’intera città.

Omicidio Pawel Adamowicz, la dinamica

L’attentatore indossava un tesserino da giornalista. Come abbia fatto ad ottenerlo è una delle domande a cui dovranno rispondere gli inquirenti. L’omicida era precedentemente noto alle forze dell’ordine per altri reati. Era inoltre appena uscito di prigione, dove aveva trascorso gli ultimi cinque anni.

Dopo aver colpito a morte Adamowicz l’uomo si è rivolto direttamente alla folla attonita. Mettendo nel mirino il partito Piattaforma Civica, accusato di essere responsabile di averlo torturato durante il periodo di incarcerazione. Ha poi provato a rigettarsi nella folla. Qui è stato però fermato dalla sicurezza e condotto in carcere.

Chi era Pawel Adamowicz, il contesto

Alcuni quotidiani internazionali come il Guardian hanno sottolineato a commento dell’omicidio l’innalzamento della tensione politica in Polonia. Per uno dei più importanti quotidiani del paese dell’Europa orientale, Gazeta Wyborcza, si tratterebbe di un delitto politico. Adamowicz si era scagliato infatti nel recente passato contro alcune decisioni del governo di Varsavia.

Tra queste, la progressiva appropriazione da parte dell’esecutivo del potere di nomina del presidente e dei giudici della Corte Suprema. Obiettivo da raggiungere attraverso il pensionamento retroattivo di molti giudici. Processo rispetto al quale la Polonia ha ricevuto nello scorso ottobre un’intimazione da parte dell’Unione Europea a cambiare le disposizioni governative contrarie allo stato di diritto. Il paese si è poi adeguato alle richieste di Bruxelles.

Adamowicz era una figura molto invisa al governo anche per aver dichiarato Danzica città aperta ai migranti. Il tema dei movimenti migratori è centrale nella politica polacca, anche in vista delle prossime elezioni europee. Il governo polacco si è infatti distinto per il rifiuto di ogni tipo di gestione comunitaria dei flussi migratori. Trovando l’appoggio del governo ungherese e di alcune forze politiche come la Lega in Italia. La recente visita di Salvini nel paese era mirata proprio a raggiungere un accordo verso le consultazioni europee del prossimo maggio.

Le posizioni di Adamowicz lo avevano fatto diventare un simbolo negativo anche per l’estrema destra polacca. Estrema destra che attualmente è molto forte nel paese. Basti pensare ai numeri fatti registrare lo scorso novembre ad una manifestazione commemorativa dei cento anni dall’indipendenza del paese in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Questa ha visto, tra le varie delegazioni internazionali, anche una rappresentanza di Forza Nuova arrivare dall’Italia.

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ultima modifica: martedì, 15 Gennaio 2019