Interdizione legale e giudiziale: tutore, effetti e durata. Le differenze

Pubblicato il 12 Febbraio 2019 alle 17:30 Autore: Claudio Garau

Che cosa sono l’interdizione legale e l’interdizione giudiziale, quali effetti e durata hanno e perchè è opportuno distinguerle.

Interdizione legale e giudiziale, tutore, effetti e durata. Le differenze
Interdizione legale e giudiziale: tutore, effetti e durata. Le differenze

Sono due concetti giuridici che, non di rado, sono nominati nei casi di cronaca e su cui spesso è facile fare confusione, se non si è pratici del gergo dell’ambiente legale. Vediamo di seguito che cosa intendiamo per interdizione legale ed interdizione giudiziale e perché è opportuno e necessario tener ben distinti i due istituti.

Interdizione giudiziale: che cos’è secondo la legge italiana e quali requisiti e finalità ha

Anzitutto esaminiamo che cos’è, secondo il diritto civile, il concetto di interdizione giudiziale. Esso può definirsi come un istituto con finalità garantistiche, mirato a tutelare chi – in stato di infermità mentale continuata nel tempo – non è in grado di provvedere alla cura di se stesso e dei suoi interessi. La finalità del legislatore è quindi quella di evitare che l’interdetto compia atti dannosi alla sua persona. È definita “giudiziale” perché – per legge – consegue sempre a sentenza del giudice civile che, contestualmente, ha anche il dovere di nominare un tutore. Tale figura, espressamente prevista e disciplinata nel Codice Civile, ha il ruolo di amministrare il patrimonio dell’infermo e compiere atti aventi valore legale, sostituendosi ad esso e attuando i suoi interessi.

Sul piano dei requisiti idonei all’utilizzo dell’interdizione giudiziale, abbiamo che tale provvedimento può essere emesso verso un soggetto maggiorenne, un minore emancipato oppure un minorenne nell’ultimo anno della sua minore età. In particolare occorreranno i seguenti elementi in concorrenza tra loro: il soggetto è in stato di acclarata infermità mentale (permanente e non transitoria); e non è in grado di provvedere ai suoi interessi. Tali elementi debbono essere valutati e ponderati dal giudice.

Interdizione giudiziale: qual è la durata

Occorre specificare che la dichiarata interdizione non può avere, per le sue intrinseche caratteristiche, durata prestabilita dalla legge. Infatti l’interdizione è dichiarata dal giudice il quale, per tutta la durata dell’interdizione, dispone che sia il tutore ad agire per conto e nell’interesse dell’interdetto. Pertanto l’interdizione giudiziale produce i suoi effetti dalla pubblicazione della sentenza (cioè da quanto il provvedimento è depositato nella cancelleria del Tribunale) e può essere revocata dal giudice, laddove cessi la causa che l’ha prodotta.

Interdizione giudiziale e legale: quali differenze ci sono

Chiarito cos’è l’interdizione giudiziale, è il momento di capire quale la distinzione da fare rispetto all’interdizione legale. L’interdizione legale si differenzia in quanto non è un provvedimento di tutela, bensì una pena accessoria prevista in campo penale, emessa dopo una condanna all’ergastolo o alla reclusione non inferiore a 5 anni. Essa è quindi una sanzione penale causata dalla commissione di un reato di una certa gravità.

Tale tipo di istituto trova la sua disciplina negli articoli 32 e 33 del Codice Penale, ed è definito legale perché opera automaticamente, per legge, senza bisogno di giudizio specifico. Altra distinzione da fare è che l’incapace legale, a differenza di quello giudiziale, può compiere gli atti di natura personale e familiare. Ne consegue che l’interdizione legale vieta l’esercizio dei soli diritti di natura patrimoniale (cioè quelli relativi alla disponibilità e amministrazione dei beni). A tali diritti saranno
applicate le norme previste per l’interdizione giudiziale (con la previsione anche qui di un tutore). Infine sul piano della durata, tale istituto si applicherà per un periodo pari alla durata della pena principale.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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