Cosa resta della secolarizzazione? – DAL BLOG

Pubblicato il 5 Marzo 2019 alle 12:20 Autore: Piotr Zygulski

Il concetto di “secolarizzazione” è ancora utile? Ma che cos’è oggi la secolarizzazione? Paolo Costa ha offerto spunti di risposta nel suo ultimo libro

Bologna, presentazione del suo libro "La città post-secolare. Il nuovo dibattito sulla secolarizzazione", di Paolo Costa con Kurt Appel e Maurizio Rossi

Cosa resta della secolarizzazione? – DAL BLOG

Il concetto di “secolarizzazione” è ancora utile? Ma che cos’è oggi la secolarizzazione? Paolo Costa, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler di Trento, ha offerto spunti di risposta nel suo ultimo libro “La città post-secolare”. Il nuovo dibattito sulla secolarizzazione” (Queriniana, Brescia 2019), presentato a Bologna il 4 marzo 2019 durante la conferenza annuale della European Academy of Religion. Ne hanno discusso con lui, introdotti dal sociologo Maurizio Rossi, Graziano Lingua (Università di Torino), Marco Ventura (Università di Siena), Dimitri D’Andrea (Università di Firenze), Ilaria Biano (Istituto Italiano per gli Studi Storici Napoli) e Kurt Appel (Universität Wien).

Come affrontare la secolarizzazione

Il porsi di fronte alla secolarizzazione è ancora oggi un «sensore di preferenze, anche pratiche» segnala D’Andrea. Intrecciati a essa vi sono, tra gli altri, i concetti di laicità, di modernità e di religione. La secolarizzazione può essere innanzitutto letta da una prospettiva politica, come Costa aveva iniziato a fare in un primo tentativo; in seguito aveva esplorato una collaborazione per un taglio più sociologico, ma questa seconda pista è parimenti naufragata.

Secolarizzazione ed esperienza narrativa

Il concetto di “secolarizzazione”, infatti, è piuttosto sfuggente; è difficile misurarlo empiricamente in termini oggettivi, poiché è piuttosto un processo complesso in cui siamo immersi. Eppure la biografia di ciascuno di noi ha in qualche modo a che fare con la secolarizzazione, o perlomeno con la religione. Il risultato finale proposto da Paolo Costa è allora quello di un meta-discorso; il suo percorso narrativo valorizza l’esperienza, anche personale, mostrando infine una “mappa” utile ad orientarsi nel “nuovo” dibattito accademico. Paolo Costa alla presentazione del suo libro La città post-secolare, Bologna

Secolarizzazione e disincanto

Forse una delle ragioni del successo della “teoria della secolarizzazione” stava proprio nel presentare un percorso di “disincanto” da un’età infantile credulona a una più adulta in cui molti si sono ritrovati. Un po’ come con Babbo Natale, la religione sarebbe stata prima o poi da abbandonare; di fatto si pensava che più modernità equivalesse a meno religione. Come nota Graziano Lingua, qui convergevano da un lato la concezione di religione come qualcosa di posticcio da togliere e dall’altro quella di una transizione progressiva inevitabile dallo spazio sacro a quello profano. Qualcuno giungeva a pronosticare che entro il 2000 la religione sarebbe scomparsa, ma si è visto che la storia non è andata così. I dati empirici sembrano averla falsificata. Nonostante tutto, il Natale continua a essere una ricorrenza irrinunciabile. Cosa resta allora oggi della “teoria della secolarizzazione”?

Una pluralità di scenari

Gli schemi non sono più così rigidi tra il credere e il non credere, o tra il credere per abitudine o il credere riflessivamente per scelta; ciascun attore sembra disporre personalmente il medesimo Dio in modi molto diversi. Così il nuovo dibattito ha vissuto un cambio di paradigma, in cui è mutato il modo di guardare la realtà; tra i vari motivi, l’incontro con l’alterità e la pluralità degli scenari locali aperti con la globalizzazione. Se in Europa e in America Latina la Chiesa cattolica è attualmente in declino, in Africa una società su base famigliare subisce mutamenti dall’urbanizzazione delle grandi città, ma in Asia la storia sembra del tutto diversa, come rileva Kurt Appel.

Decostruttori e manutentori della teoria della secolarizzazione

A proposito del dibattito contemporaneo sulla teoria della secolarizzazione, Paolo Costa suddivide le posizioni in campo in due squadre. Da un lato ci sarebbero i “decostruttori” (il sociologo David Martin e i filosofi Hans Blumenberg e Charles Taylor, il quale tuttavia intende la secolarizzazione quale mutamento delle condizioni della credenza); dall’altro i “manutentori” (da Marcel Gauchet a Jürgen Habermas e Gianni Vattimo). Per Ilaria Biano si tratterebbe della medesima «sinfonia “post-secolare»; si tenga presente che ciò non significa affatto la “fine della secolarizzazione”, né tantomeno una “desecolarizzazione”, ma una fase radicalizzata della secolarizzazione stessa. Insomma, il riferimento di Costa è pur sempre al teologo Harvey Cox, autore di “La città secolare”, e non alla postsecolarizzazione studiata da Habermas.

locandina della presentazione del libro la città post secolare di Paolo Costa sul dibattito contemporaneo sulla secolarizzazione

Secolarizzazioni multiple e progressive

Se qualche decennio fa la secolarizzazione traghettava progressivamente dalla Chiesa al Partito, ora anche questo è travolto da un processo analogo, in una serie di secolarizzazioni progressive, per dirla con il teorico della letteratura Guido Mazzoni, cui Costa si richiama. Pertanto ci troviamo di fronte  a multiple secularities, vale a dire a una molteplicità di secolarizzazioni. L’antropologo Talal Asad può abituarci, in tal senso, a uno sguardo meno eurocentrico e meno occidentale.

Ripensando la secolarizzazione

Tutto ciò costringe tra l’altro, secondo Marco Ventura, a ripensare il passato, troppe volte idealizzato nella sua dimensione “parrocchiale” di villaggio; a rilevare gli elementi di fede e di trascendenza presenti persino nella mondanità (ma la “fede” nello star system e nel mercato equivalgono alla fede nella Madonna?); a valutare quanto effettivo spazio di azione abbiano i vari soggetti, inclusi quelli politici, che hanno sempre fallito nell’esautorazione e/o nell’oppressione di ciò che si considerava religioso.

Un concetto ancora funzionale?

In fin dei conti, il termine “secolarizzazione”, pur con tutte le sue problematicità, non sembra essere ancora soppiantato da un concetto maggiormente esaustivo. Di fatto non potrà mai esaurire la totalità dell’esperienza umana. Tuttavia primariamente, a sentire Costa, il nodo starebbe nel come porsi di fronte alla “modernità”, che per il filosofo non è tanto la fonte di tutti guai, quanto quella di tutte le nostre domande. Le quali, forse, nella loro contraddittorietà e frammentarietà – chiosa Kurt Appel, richiamandosi a Giorgio Agamben – possono trovare inedite risposte da esperienze di “vulnerabilità” che costituiscano “interruzioni” a un contesto sempre più virtuale.

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L'autore: Piotr Zygulski

Piotr Zygulski (Genova, 1993) è giornalista pubblicista. È autore di monografie sui pensatori post-marxisti Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa, oltre a pubblicazioni in ambito teologico. Nel 2016 si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Genova, proseguendo gli studi magistrali in Filosofia all'Università di Perugia e all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), discutendo una tesi su una lettura trinitaria dell'attualismo di Giovanni Gentile. Attualmente è dottorando all'Istituto Universitario Sophia in Escatologia, con uno sguardo sulla teologia islamica sciita, in collaborazione con il Risalat Institute di Qom, in Iran. Dal 2016 dirige la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Interessato da sempre alla politica e ai suoi rapporti con l’economia e con la filosofia, fa parte di Termometro Politico dal 2014, specializzandosi in sistemi elettorali, modellizzazione dello spazio politico e analisi sondaggi.
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