Reddito di cittadinanza: elenco lavori da rifiutare senza perdere i soldi

Pubblicato il 13 Marzo 2019 alle 11:50 Autore: Guglielmo Sano

Reddito di Cittadinanza: i beneficiari della misura possono rifiutare un’offerta di lavoro non “congrua”. Quali i requisiti devono essere rispettati?

Reddito di cittadinanza: elenco lavori da rifiutare senza perdere i soldi
Reddito di cittadinanza: elenco lavori da rifiutare senza perdere i soldi

I beneficiari della misura possono rifiutare un’offerta di lavoro non “congrua”. A stabilirlo un emendamento al “decretone” D.L. 4/2019, che introduce il Reddito di Cittadinanza. Con tale termine si deve intendere una posizione che prevede una retribuzione del 10% inferiore alla cifra massima del beneficio fruibile dal singolo individuo.

Reddito di cittadinanza: rifiutare un lavoro senza perderlo

Sostanzialmente, si potranno rifiutare alcune offerte di lavoro senza perdere l’assegno del Reddito. Nello specifico, dato che l’assegno per una singola persona può arrivare fino a 780 euro, un lavoro deve essere accettato, per non perdere il sussidio, se prevede una retribuzione di 858 euro al mese.

In pratica, perché un’offerta di lavoro venga considerata “congrua” deve prevedere una retribuzione superiore di almeno il 10% al beneficio massimo che può spettare al singolo individuo considerando anche l’integrazione per l’affitto. Dunque, 780 euro più 78 euro, cioè 858 euro al mese.

Inoltre, un’offerta di lavoro per essere “congrua” deve rispettare anche altri tre requisiti simultaneamente: tempo indeterminato o a termine/somministrazione della durata minima di tre mesi, tempo pieno o con un orario non inferiore all’80% dell’ultimo contratto di lavoro, retribuzione non inferiore al minimo previsti dai contratti nazionali.

Reddito di cittadinanza: quali lavori su possono rifiutare

Ecco che poste tale condizioni, molti lavori potranno essere rifiutati (massimo tre rifiuti) dai beneficiari del Reddito senza perdere l’assegno. Si va dalle offerte di lavoro stagionale a quelle in agricoltura, artigianato, commercio e ristorazione, dagli impieghi part-time a quelli a chiamata o in apprendistato.

Per esempio, come riporta il Sole24Ore, in agricoltura, per 180 giornate annue al minimo contrattuale si arriva a una paga di 505,05 euro al mese. Anche molte offerte a orario ridotto sono inferiori agli 858 euro; un lavoratore part-time al 50% con il contratto alimentari-industria, di 5° livello, percepisce 807,41 euro per 20 ore settimanali; un commesso in un negozio (sempre in part-time al 50%, 4°livello) arriva a 808,34 euro.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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