Partito Verde Europeo, Eickhout: “Ambiente, solidarietà e democrazia priorità irrinunciabili”

Pubblicato il 14 Aprile 2019 alle 13:26 Autore: Piotr Zygulski

Eickhout (Partito Verde Europeo) vuole un’Europa solidale e democratica. Accanto al M5S nel dire NO TAV, ma teme l’accordo con Salvini che appoggia Orbán.

Partito Verde Europeo, Eickhout: “Ambiente, solidarietà e democrazia priorità irrinunciabili”

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L’europarlamentare olandese Bas Eickhout, candidato con Ska Keller alla presidenza della Commissione Europea, ha esposto le priorità del Partito Verde Europeo davanti a una delegazione di giornalisti italiani giunta martedì 16 aprile 2019 a Bruxelles.

Eickhout: anziché disfare l’Europa, crediamo nella solidarietà europea

“Questo voto è un’opportunità per cambiare l’Europa”, ha esordito. Il progetto comunitario è stato costruito soprattutto dalle famiglie politiche dei popolari e dei socialdemocratici europei, che ora per la prima volta probabilmente non riusciranno insieme ad avere la maggioranza dei seggi nel Parlamento Europeo. “Ci sono due possibili soluzioni: disfare l’Unione Europea, che non è la nostra soluzione; oppure credere nella solidarietà europea e cambiare l’UE”. Sintetizzando il manifesto del Partito Verde Europeo, tre sono le priorità: cambiamento climatico; Europa sociale; Europa democratica.

Le priorità del Partito Verde Europeo: cambiamento climatico

Non dovrebbe stupire la priorità attribuita ai cambiamenti climatici. Si tratta, spiega Eickhout, “non solo di una questione ambientale, ma anche di investire nella transizione verde per creare nuovi posti di lavoro verdi”. Prospetta quindi una new economy basata sulle energie rinnovabili. Il candidato chiede la fine delle centrali a carbone “il prima possibile, al massimo entro il 2030”, e una minore dipendenza da altri regimi: “Ogni giorno spendiamo un miliardo di euro per importare combustibili fossili dalla Russia e dal Medio Oriente”, appunta Eickhout. Soldi che si potrebbero investire nelle rinnovabili.

E l’industria automobilistica non verrebbe danneggiata? “È stata stupida ad aver investito sul diesel anziché sulle nuove tecnologie in Europa”. Ma non si perdono molti posti di lavoro con il passaggio all’elettrico? “Se ne perderebbero di più se non si investisse nelle nuove tecnologie”, risponde Eickhout.

Le priorità del Partito Verde Europeo: Europa sociale

“Qui soprattutto l’Europa ha fallito, non ha mantenuto le sue promesse”. Uno dei problemi, secondo Eickhout, è che “la tassazione è ancora nazionale” e c’è chi, all’interno del mercato unico, approfitta di regimi fiscali differenti per delocalizzare: “Questo è un paradiso per le imprese. Vent’anni fa il livello medio di tassazione per le società era al 35%, ora è attorno al 20% e sta ancora diminuendo perché gli Stati competono per avere più aziende abbassando le tasse per loro”. Avendo meno entrate su questo versante, le nazioni europee hanno tagliato le spese (austerity) e hanno aumentato la tassazione sui consumi; “esattamente ciò che non andrebbe fatto”, commenta Eickhout.

Tasse alle imprese, salario minimo, Eurobond

Al contrario, occorrerebbe “fissare un livello minimo di tassazione per le imprese sotto al quale non deve essere consentito scendere”; tutte queste proposte sono sempre state respinte. Si badi, non si tratta di creare un regime fiscale unico per tutta l’UE, ma decisioni europee determinate per fermare la concorrenza al ribasso sulla tassazione delle società. Così si esprime anche a favore di un salario minimo europeo e per una maggiore condivisione del debito con gli Eurobond, “ma in un modo intelligente, fissando la quota al 60%, anche per incentivare le nazioni a ridurre il debito publico a quel livello”. Riconosce che non è una soluzione che gode ampi consensi nel Nord Europa; nondimeno, la ritiene necessaria per la solidarietà europea e per la costruzione della moneta unica.

Le priorità del Partito Verde Europeo: Europa democratica

Sullo stato di diritto che dovrebbe fondare le basi della democrazia, la Commissione europea uscente guidata da Jean-Claude Juncker del Partito Popolare Europeo, in coalizione con i socialisti di S& D e i liberali dell’ALDE, avrebbe adottato due pesi e due misure. Eickhout chiarisce: “Hanno lavorato contro la Polonia, ma non contro l’Ungheria, solamente perché il suo capo di stato, Orbán, è dello stesso partito politico di Junker. Questa è l’unica ragione”. Come i populisti, anche i Verdi riconoscono che l’Unione Europea deve cambiare: “Ma lo vogliamo fare insieme in Europa. Siamo molto pro-europei”.

Più Europa è un’espressione assurda”

Anche i liberali però rivendicano di essere gli europeisti, anzi gli unici veri europeisti; in Italia c’è la compagine politica di “Più Europa” che presenta Emma Bonino come candidata alla presidenza della Commissione Europea. “Più Europa è un’espressione assurda: il movimento liberale è ciò che adesso è l’Europa”, con la concorrenza al ribasso sugli stipendi e sulla tassazione per le imprese. È proprio quella che i Verdi combattono. Eickhout di questa Europa neoliberale ne ha abbastanza: non ne vuole di più, ma intende cambiarla con uno sforzo basato su un maggiore impegno sociale. Ciò imprime ai Verdi, che in Europa hanno spesso assunto posizioni vicine a quelle liberali, una maggiore caratterizzazione di sinistra. In questo resta fedele alla tradizione dei GroenLinks – fondato anche dal Partito Comunista olandese – che Bas Eikchout rappresenta in Europarlamento.

“Distribuire tra i paesi europei il processo di accertamento dei rifugiati”

Anche per le questioni migratorie “abbiamo bisogno di più solidarietà all’interno dell’Europa”, dichiara il candidato verde, favorevole alla revisione degli accordi di Dublino che scaricano sulla prima nazione in cui giunge un immigrato il peso dell’intero processo per stabilire se si tratta di un rifugiato oppure no. “Questo è un sistema molto ingiusto nei confronti degli Stati di arrivo, in particolare per l’Italia. Questo principio deve cambiare”. La proposta è quella di una distribuzione tra i paesi europei di tale processo di accertamento dello status di rifugiato. Non è assolutamente una questione di apertura delle frontiere, “il problema è che ci mettiamo troppo nel giudicare chi è un vero rifugiato e chi no”.

Immigrati: “Se Salvini vuole più solidarietà europea, perché sta con Orbán?”

Ma in Italia sarebbe paradossalmente la Lega di Matteo Salvini ad opporsi a questa soluzione. “Se fosse onesto e davvero volesse una soluzione, non si schiererebbe accanto ad Orbán, che va contro la solidarietà europea” – osserva Eickhout – “se Salvini chiede più solidarietà europea e poi appoggia Orbán, c’è qualcosa che non va”. Insomma, Salvini si starebbe scegliendo gli “amici sbagliati” per non avere una soluzione: proprio i centristi del Partito Popolare Europeo, al governo in Ungheria e in Austria con il cancelliere Sebastian Kurz, ostile ad una redistribuzione europea delle incombenze legate all’immigrazione.

Alleanze? Solo con chi aderisce ai tre punti del Partito Verde Europeo

Clima, Europa sociale e democrazia sono tre punti irrinunciabili per il Partito Verde Europeo. Se Socialdemocratici e Popolari necessitano di alleati, per formare la maggioranza guarderanno ai Liberali dell’ALDE, ma pure ai Verdi. “Non siamo socialdemocratici, quindi intendiamo davvero quello che diciamo” – precisa Eickhout – “chi vuole allearsi con noi deve aderire a tutti e tre i punti nei quali vogliamo vedere cambiamenti: ambiente, sociale, democrazia”.

M5S? Matrimonio con Lega compromette collaborazioni con il Partito Verde Europeo

Ad alcuni uscenti eurodeputati M5S riconosce il buon lavoro svolto, oltre a una certa affinità. Eickhout afferma: “Siamo al loro fianco nell’opporci alla TAV”, perché “è vero che servono più connessioni tra le nazioni, in ambito energetico e di trasporti, ma senza danneggiare gli ecosistemi vulnerabili. Bisogna decidere bene dove fare queste infrastrutture”. Tuttavia non nasconde le sue preoccupazioni verso il Movimento 5 Stelle: “La leadership del partito prende delle decisioni molto strane”.

Il candidato ambientalista pensa al governo gialloverde di Conte; lo definisce “uno strano matrimonio tra due elettorati totalmente differenti che contrattano su singole istanze di parte anziché guardare al futuro del paese e dell’Europa”. Questo comprometterebbe la collaborazione con i Verdi europei: “Siamo preoccupati e speriamo che possa esserci nuovamente spazio per un governo più progressista, che combatta l’austerity come facciamo noi ma che crei investimenti per il futuro”, conclude Eickhout.

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L'autore: Piotr Zygulski

Piotr Zygulski (Genova, 1993) è giornalista pubblicista. È autore di monografie sui pensatori post-marxisti Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa, oltre a pubblicazioni in ambito teologico. Nel 2016 si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Genova, proseguendo gli studi magistrali in Filosofia all'Università di Perugia e all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), discutendo una tesi su una lettura trinitaria dell'attualismo di Giovanni Gentile. Attualmente è dottorando all'Istituto Universitario Sophia in Escatologia, con uno sguardo sulla teologia islamica sciita, in collaborazione con il Risalat Institute di Qom, in Iran. Dal 2016 dirige la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Interessato da sempre alla politica e ai suoi rapporti con l’economia e con la filosofia, fa parte di Termometro Politico dal 2014, specializzandosi in sistemi elettorali, modellizzazione dello spazio politico e analisi sondaggi.
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