08/05/2019

Iran, ultime notizie: ritiro parziale dall’accordo sul nucleare

autore: Michele Mastandrea
Iran, ultime notizie: ritiro parziale dall'accordo sul nucleare
Iran, ultime notizie: ritiro parziale dall’accordo sul nucleare

L’Iran ha deciso di sospendere parzialmente i suoi impegni nell’ambito dell’accordo sul nucleare del 2015. La svolta di Teheran arriva a poco più di un anno di distanza dalla decisione unilaterale americana di ritirarsi dall’accordo stesso. Con la sua inversione di rotta, il presidente USA Trump riattivò contestualmente le sanzioni abolite con l’intesa stipulata ai tempi dall’amministrazione Obama. Dal 2015 ad oggi l’Iran, a quanto riferito dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’energia atomica), non ha mai violato l’accordo.

Nel contesto della sua decisione, l’Iran ha richiesto agli altri paesi contraenti (Gran Bretagna, Cina, Russia, Germania e Francia) di definire con pienezza ed entro 60 giorni i meccanismi con i quali continuare a salvaguardare l’accordo. Ma anche con i quali rendere minore l’effetto delle rinnovate sanzioni americane. Per esempio, quelle destinate a colpire le aziende importatrici di petrolio da Teheran o quelle relative al comparto bancario della Repubblica Islamica.

Cosa comporta la decisione dell’Iran, come reagisce la comunità internazionale

Va sottolineato come la decisione dell’Iran non comporta la violazione del patto, ma semplicemente un suo ridimensionamento. Teheran infatti procederà solamente ad interrompere la dismissione dell’uranio arricchito e delle acque pesanti in suo possesso. Inoltre, secondo il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, la decisione presa è assolutamente reversibile, oltre che pienamente legale. Detto ciò, dopo i 60 giorni di cui sopra, in assenza di novità, l’Iran ricomincerà ad arricchire l’uranio. Vale a dire a compiere il passo fondamentale per produrre energia nucleare sia a scopo civile che militare.

È come ovvio proprio questo ultimo tema a sollevare l’attenzione della comunità internazionale. Questa ha reagito immediatamente all’annuncio iraniano. Da un lato l’acerrimo rivale di Teheran, Israele, ha dichiarato tramite il premier Netanyahu che non permetterà all’Iran di proseguire sulla corsa del riarmo nucleare, alzando immediatamente la tensione nell’area. Al fianco di Teheran si è schierata invece la Russia, che ha accusato gli Stati Uniti di aver provocato la mossa iraniana attraverso le sue recenti politiche. Mosca ha dichiarato di essere determinata a mantenere in piedi l’accordo, così come anche la Francia.

Parigi ha però messo in guardia l’Iran dal non rispettare gli impegni pattuiti, per non rischiare di innescare i meccanismi sanzionatori previsti in caso di violazione dell’accordo. Sulla posizione di Parigi si sono schierate anche Berlino e Londra. Zarif in una conferenza stampa tenuta oggi a Mosca ha però definito solo Russia e Cina come alleate in senso pratico dell’Iran, mentre i paesi europei si sarebbero limitati ad “alcune belle prese di posizione e nulla più”. In particolare, Zarif si riferisce alla limitata efficacia del meccanismo speciale di pagamento pensato lo scorso febbraio per “aggirare” il carattere extraterritoriale delle sanzioni americane.

Le considerazioni interne e i venti di guerra in Medio Oriente

La mossa di Rouhani è anche “forzata” da considerazioni interne, dato che la pressione sul leader riformista si è intensificata di pari passo con l’aggressività americana nei confronti del paese. I conservatori sono sul piede di guerra (come già aveva dimostrato il caso esploso a febbraio rispetto allo stesso Zarif), adirati anche per la decisione americana di designare le Guardie Rivoluzionarie Iraniane come organizzazione terroristica. Del resto, la strategia americana è proprio quella di mettere in difficoltà l’attuale leadership dell’Iran, isolandola dalla comunità diplomatica e fiaccandone attraverso le sanzioni la compattezza della popolazione.

L’azione americana ha dei risvolti anche militari. Infatti, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha annunciato l’invio della portaerei americana USS Lincoln nel Golfo Persico. Motivo? Una segnalazione da parte del Mossad, il servizio segreto israeliano, di un presunto complotto iraniano contro le postazioni americane nella regione. La possibilità di un conflitto nel quadrante rimane dunque sempre all’ordine del giorno.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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