Gli Alpini sono a Milano, ed è un buon momento per conoscerli

Pubblicato il 10 Maggio 2019 alle 18:04 Autore: Nicolò Zuliani
Gli Alpini sono a Milano, ed è un buon momento per conoscerli

Spiegare cosa sono gli Alpini è complicato.

C’è chi sotto la penna nera vede un branco di tizi che si trovano a bere e gozzovigliare intonando canti di montagna, altri ci vedono la parte militare. Sono tutte e due vere, ma non bastano a definirli. Gli Alpini sono continuamente nelle cronache, anche se non ci badiamo. Terremoti, alluvioni, solidarietà, donazioni, salvataggi; se qualcuno ha bisogno di una mano, gli Alpini arrivano. Onorano i morti aiutando i vivi, dicono, e non è un modo di dire. Di morti ne hanno tanti. Sono una delle armi più vecchie d’Italia, hanno perso uomini sul Grappa, sul Golico, in quell’orrore che fu la ritirata di Russia.

C’è chi di loro conosce solo i miti.

Dalla medaglia d’oro al valor militare concessa al mulo Facco alle marce, gli zaini pesanti, ai motti di compagnie e battaglioni che alternano l’epico al prosaico tipo “Nostri i silenzi e le cime”, “tasi e tira”, “La tempesta”, “Finché go fià”, “Ferro ignique ad excelsa”, “La polmonite”; il rito d’iniziazione della penna nera che va intinta in un posto preciso – non dirò quale, né di chi – e i cori che farebbero venire il groppo in gola a chiunque.

Chi vede la parata di uomini e donne (anche se han poco più di vent’anni) della Taurinense, della Tridentina e della Julia, con le bandiere di guerra e le medaglie al valore per ricordare i caduti, che sarebbero un capitolo a parte.

La verità è che l’Alpino è una filosofia di vita. Una specie di codice di comportamento che non è mai cambiato negli anni o nei luoghi e resta in bilico tra il blasfemo e il cristiano, tra il bandito romantico e l’operaio pragmatico. Un equilibrio anomalo, tutto italiano, che nei secoli gli ha permesso di sopravvivere e migliorarsi.

Leggere le storie di guerra alpina, la loro arte di arrangiarsi, il loro modo scanzonato di affrontare difficoltà più grandi di loro, è l’unico modo di capirli. Quando per salvare un asino hanno scalato la montagna rubando le corde al campanile. Quando in val Camonica hanno truffato gli austroungarici vendendogli e sequestrandogli la stessa vacca. Quando nel 1918, guidati da un maggiore dei Carabinieri, sono riusciti a costruire un bar in Manciuria.



Gli Alpini sono un patrimonio del nostro paese.
Non abbiate paura di farci due parole, se siete a Milano.

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L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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