20/05/2019

Usa-Cina, ultime notizie: Google blocca vendite a Huawei

Usa-Cina, ultime notizie Google blocca vendite a Huawei
Usa-Cina, ultime notizie: Google blocca vendite a Huawei

Il conflitto Usa-Cina di questi ultimi mesi non è mai stato unicamente relativo alla sfera commerciale. L’ambito tecnologico è sempre stato presente, e mai in secondo piano. Sia per ciò che riguarda la supremazia delle aziende di uno o dell’altro paese nelle industrie più legate a processi di innovazione, sia per considerazioni relative ai temi della cybersicurezza.

La notizia per la quale Google quasi sicuramente precluderà a Huawei gli aggiornamenti per i sistemi Android, è ulteriore prova di questi multipli livelli. Con questa decisione, Huawei rischia di subire un durissimo colpo ai suoi profitti nel lungo periodo, dato che gran parte della sua produzione di dispositivi elettronici comprende sistemi operativi sviluppati dall’azienda di Mountain View.

Google-Huawei: una decisione dal forte impatto politico

La decisione ha evidenti derivazioni politiche. La scorsa settimana gli USA hanno inserito Huawei nella cosiddetta “Entity List”, ai cui membri il Dipartimento di Commercio, organo che la stila, vieta di vendere componenti da parte delle aziende americane. Un duro colpo per Huawei, che nel solo 2018 ha effettuato 11 miliardi di dollari di acquisti di componentistica varia da aziende Usa quali Qualcomm, Intel e Micron. Inoltre, il presidente americano Trump ha firmato un ordine esecutivo con il quale vieta alle aziende statali di usare tecnologia prodotta da Huawei.

Google avrebbe deciso, secondo fonti Reuters, di seguire le indicazioni di Washington riguardo alla Cina e ad “aggiornare” i rapporti con l’azienda di Shenzhen. Se decidesse davvero di stoppare la vendita dei suoi prodotti a Huawei, per quest’ultima potrebbe essere una pesante ipoteca sul suo sviluppo futuro.

Huawei, a quanto si apprende, potrà continuare ad aggiornare i sistemi operativi di chi ha già comprato un suo strumento, per assicurarne la funzionalità. D’altra parte, non potrà acquistare nuova tecnologia, venendo esclusa quindi dai prodotti di nuova generazione di Google.

Usa-Cina, scontro tecnologico: il precedente Zte

È da vedere se la mossa di Google deriva da generiche indicazioni da parte di Washington o se è una mossa pensata di concetto con l’amministrazione politica, e quindi legata alla strategia americana per arrivare, tra le altre cose, ad un accordo in ambito commerciale con la Cina. Già qualche mese fa Washington mise in ginocchio un’altra azienda simile, Zte, vietandole la possibilità di accedere ai semiconduttori americani, componente fondamentale per gli smartphone.

La reazione di Huawei non si è fatta attendere, con il fondatore Ren Zhengfei che ha ribadito come la sua azienda non abbia mai agito in maniera illegale, aggiungendo che il blocco di Google avrà conseguenze relative sugli affari. Huawei è ormai infatti azienda leader nel mercato globale, e avrebbe raggiunto anche una buona performance nell’ambito della realizzazione di sistemi operativi slegati dalla tecnologia di marca americana e progettati in Cina.

Usa-Cina, nuovo scontro dopo il caso Meng

Ren ha inoltre negato la possibilità che in futuro Huawei possa accettare l’ipotesi di un controllo dei suoi software da parte americana. L’accusa di Washington è infatti che l’azienda possa spiare da remoto le attività di chi usa i suoi prodotti attraverso le cosiddette backdoors. Ora, in un contesto di rinnovate tensioni commerciali, la scelta di Google potrebbe indurre la Cina a piegarsi per salvaguardare una delle sue aziende cardine a livello globale.

L’importanza di Huawei per Pechino è testimoniata già dal caso Meng, direttrice delle operazioni finanziarie dell’azienda attualmente ai domiciliari in Canada e su cui pende una richiesta di estradizione negli Usa fortemente avversata da Pechino. La caratura politica del caso è testimoniata anche dal fatto che lo stesso Trump si disse pronto ad intervenire se ciò avesse facilitato la chiusura di un accordo commerciale con la Cina. Tutto è dunque intrecciato in un complesso puzzle, di cui il bando a Huawei è solo l’ultimo tassello. 

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